È una delle poesie che affrontano
il tema del rapporto, sempre complesso, tra uomo e Divinità.
1
5
10
15
20
|
Un pianto disperato
sale
sempre più alto
verso il Cielo muto.
È
il grido
di
un’ umanità
troppo
dolente
che
invoca
e
implora
il
Dio,
che
inerte
nell’etereo
regno
se
ne sta,
e
silente.
Perché
non scendi,
come hai fatto
un tempo,
per alleviàr le pene
ai figli tuoi?
|
Metrica:
Tre strofe di varia lunghezza con versi
a schema libero e enjambement.
Titolo:
Dà il tema di fondo.
v.1-14:
La poesia si apre con uno scenario desolante. Nei versi di Palazzini l’umanità
è sempre o quasi sempre sofferente. Qui il dolore è espresso dal pianto
disperato che, sempre più alto, si leva verso il
Cielo che non dà risposta muto. Le connotazioni relative alla
Divinità sono tutte negative muto, inerte, silente a
sottolineare il suo completo disinteresse per ciò che accade nel mondo. Anche
l’aggettivo etereo, riferito al regno, da l’idea di qualcosa di
evanescente e di sfuggente e il verbo sta evidenzia con grande drammaticità
la totale immobilità del Nume e il suo eloquente silenzio silente.
v.15-20:
L’ultima strofa chiude la poesia con una domanda, mista di scetticismo e di
ironia, che evidenzia il bisogno di un nuovo intervento divino come hai
fatto / un tempo, per dare finalmente un po’ di pace e di serenità alleviàr
le pene ad un’umanità che vive un continuo calvario.
Nessun commento:
Posta un commento