domenica 23 ottobre 2016

vana preghiera

È una delle poesie che affrontano il tema del rapporto, sempre complesso, tra uomo e Divinità.

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Un pianto disperato
sale
sempre più alto
verso il Cielo muto.
È il grido
di un’ umanità
troppo dolente
che invoca
e implora
il Dio,
che inerte
nell’etereo regno
se ne sta,
e silente.
Perché
non scendi,
come hai fatto
un tempo,
per alleviàr le pene
ai figli tuoi?

Metrica: Tre strofe di varia lunghezza con  versi a schema libero e enjambement.
Titolo: Dà il tema di fondo.
v.1-14: La poesia si apre con uno scenario desolante. Nei versi di Palazzini l’umanità è sempre o quasi sempre sofferente. Qui il dolore è espresso dal pianto disperato che, sempre più alto, si leva verso il Cielo che non dà risposta muto. Le connotazioni relative alla Divinità sono tutte negative muto, inerte, silente a sottolineare il suo completo disinteresse per ciò che accade nel mondo. Anche l’aggettivo etereo, riferito al regno, da l’idea di qualcosa di evanescente e di sfuggente e il verbo sta evidenzia con grande drammaticità la totale immobilità del Nume e il suo eloquente silenzio silente.
v.15-20: L’ultima strofa chiude la poesia con una domanda, mista di scetticismo e di ironia, che evidenzia il bisogno di un nuovo intervento divino come hai fatto / un tempo, per dare finalmente un po’ di pace e di serenità alleviàr le pene ad un’umanità che vive un continuo calvario.


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