È una poesia in cui è, ancora una
volta, protagonista la Natura matrigna. Il malcapitato di turno è un semplice
contadino che cerca, con il suo estenuante lavoro, di procacciarsi il cibo quotidiano.
Tutta la sua fatica viene resa vana dalla potenza devastatrice della Natura
che distrugge interamente il raccolto.
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Con gran fatica, arando i
campi magri,
spingeva i lenti buoi il
buòn villano,
per procacciàr alla famiglia sua
quel poco che dal seme
ricavava.
E nell’inverno nacque il verde grano
che poi, alto divenne in primavera
fino a imbiondìr durante il giugno
estivo
ma, quando il tempo giunse del raccolto,
s’alzò un gran vento che
lo rese vano,
e ancora poi una grandine
funesta
distrusse tutta la fatica
sua:
sì tanto aiuti, o Cielo,
i figli tuoi?
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Metrica:
Tre quartine in endecasillabi sciolti e enjambement.
Titolo:
Dà il tema di fondo.
v.1-4:
La prima strofa ha come protagonista il buòn
villano. Spesso compare questa figura eroica nelle liriche di Palazzini,
perché ben rappresenta il lavoratore instancabile che lotta incessantemente con gran fatica, per la sopravvivenza
quotidiana. Qui il contadino è visto nel suo lavoro abituale con gli immancabili
buoi che, allegoricamente,
rappresentano la pazienza. Lenti si
riferisce al loro modo di procedere. Arando
(gerundio) protrae l’azione nel tempo.
Buòn è riferito alla positività del personaggio. Il contrasto tra la mole
di lavoro prodotto e il ricavato, è dato dall’ossimoro creato tra le due
espressioni gran fatica e quel poco.
v.5-8: In questi versi è protagonista il grano
di cui viene seguito sinteticamente il percorso durante le stagioni e segna
il passaggio all’ultima parte della poesia. La quartina è interamente costruita
sul senso della vista dato dai due colori verde
e imbiondìr. Il tempo del raccolto
simboleggia la fine delle fatiche dell’agricolicoltore, ancora ignaro della
sorte che l’attende.
v.9-12:
Diventano protagonisti della quartina gli elementi atmosferici con i quali la
Natura si accanisce contro il contadino: il vento
e la grandine. L’aggettivazione
negativa gran e funesta ingigantisce la gravità della calamità naturale. La lirica
termina con il consueto sfogo del poeta che, con ironia e pessimismo, inveisce
contro il Cielo.
Esaminiamo Vana Alacrità. Si
tratta di una lirica strutturata in quartine, con versi endecasillabi, alcune
rime ed assonanze. In dicando con _/ le
vocali toniche e con v quelle atoniche, grafica- mente si può rappresentare
come segue:
v _/ v _/
v _/ v
_/ v _/
v Con gràn fatìca aràndo
i càm-
pi màgri
v _/
v _/ v
_/ v _/
v _/ v
spingèva i lènti buòi
il buòn
villàno
v _/
v _/ v
_/ v _/
v _/ v per pròcacciàr allà famìglia
sùa
v _/
v _/ v
_/ v _/
v _/ v
quel pòco chè dal sème
ricà-
vàva
v _/
v _/ v
_/ v _/
v _/ v
E nèll’invèrno nàcque il vèrde
gràno
v _/
v _/ v
_/ v _/
v _/ v
che pòi altò divènne in prìma-
vèra
v _/
v _/ v
_/ v _/
v _/ v
fin’ à imbiòndìr
durànte il
giùgno estìvo
v _/
v _/ v
_/ v _/
v _/ v
ma quàndo il
tèmpo giùnse
dèl raccòlto
v _/
v _/ v
_/ v _/
v _/ v
s’alzò un gràn
vento chè lo
rèse vàno
v _/
v _/ v
_/ v _/
v _/ v
e ancòra pòi una gràndinè fu-
nèsta
v _/
v _/ v
_/ v _/
v _/ v
distrùsse tùtta là fatìca sùa: v _/
v _/ v
_/ v _/
v _/ v
si tànto aiùti o Cièlo i
fìgli
tuòi?
Come si vede dalla grafica, il
verso è scandito dall’alternanza delle vocali brevi e lunghe, ossia atoniche
e toniche, con l’ictus che cade sulla seconda sillaba di ogni piede, creando un
ritmo ascendente e discendente. Tutto ciò, unito alla lunghezza del verso,
determina nella poesia una grande armonia e musicalità. Le cesure all’interno dei
singoli versi, segnano delle pause che evidenziano ancora di più il ritmo e la
musicalità, dati anche dalle poche rime. Dal punto di vista metrico ci sono varie crasi: al v.1 la o atonica di
arando si elide a favore della i atonica successiva (aràndi). Al v.2 la a
atonica di spingeva si elide a favore della i successiva (spingèvi). Al v.5
la o atonica di nello si elide a favore della i atonica di inverno
(nèllinvèrno). La e atonica di nacque si elide a favore della i atonica di il
(nàcquil). Al v.7 la o atonica di fino si elide a favore della a tonica
successiva (finà). La e atonica di durante si elide a favore della i atonica di
il (duràntil). Al v. 8 la o atonica di quando si elide a favore della i atonica
di il (quàndil). Al verso 9 la u atonica di un si elide a favore della o tonica
di alzò (alzòn). Al v.10 la u atonica di una si elide a favore della i atonica di poi ( pòin).
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