lunedì 24 ottobre 2016

troppa grazia S. Antonio

È una delle varie poesie che affrontano il tema dell’eterno conflitto tra un’umanità sempre ribelle e la Divinità che usa ogni mezzo per ridurla alla ragione.

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Non uno straccio
di nuvola
né un soffio
di vento:
solo
un implacabile Sole
che bruciava
la terra.
Né le grida,
né i pianti,
né i lamenti,
suscitavan la pietà
del Grande Nume.
Per troppo tempo
si protrasse
quel flagello,
finchè
una notte,
si udì
il rumòr
del tuono.
E cadde
l’acqua alfìn,
ma senza sosta,
fin a far annegàr
l’umana gente.

Metrica: Sei strofe di varia lunghezza con versi liberi e enjambement.
Titolo: È fortemente ironico ed è ripreso dal linguaggio popolare.
v.1-8: La poesia si apre con una scena di grande desolazione: il cielo sembra un deserto senza  uno straccio / di nuvola / né un soffio / di vento. Solo un Sole implacabile che brucia inesorabilmente la terra. È la punizione del Dio del Vecchio Testamento verso un uomo che, imperterrito, continua a peccare e a non osservare la sua legge. Le strofe sono ellittiche: è sottinteso il verbo essere.
v.9-16: L’effetto della collera divina è espresso sinteticamente dalle grida, i pianti e i lamenti che salgono verso il Grande Nume, che non mostra nessuna pietà, anzi fa prolungare per troppo tempo la siccità.
v.17-26: La quinta strofa introduce il cambiamento, annunciato dal rumòr del tuono, ma invece di procurare un beneficio, la pioggia si trasforma in diluvio completando, in modo ancora più tragico, la punizione divina. Molto ironici e coloriti i versi annegàr / lumana gente che sottolineano il completo annullamento dell’uomo nel liquido che normalmente crea la vita.








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