È una delle varie poesie che
affrontano il tema dell’eterno conflitto tra un’umanità sempre ribelle e la
Divinità che usa ogni mezzo per ridurla alla ragione.
1
5
10
15
20
25
|
Non uno straccio
di nuvola
né un soffio
di vento:
solo
un
implacabile Sole
che
bruciava
la
terra.
Né le grida,
né i pianti,
né i lamenti,
suscitavan la pietà
del Grande Nume.
Per
troppo tempo
si
protrasse
quel
flagello,
finchè
una notte,
si udì
il rumòr
del tuono.
E
cadde
l’acqua
alfìn,
ma
senza sosta,
fin
a far annegàr
l’umana
gente.
|
Metrica:
Sei strofe di varia lunghezza con versi liberi e enjambement.
Titolo:
È fortemente ironico ed è ripreso dal linguaggio popolare.
v.1-8:
La poesia si apre con una scena di grande desolazione: il cielo sembra un
deserto senza uno straccio / di
nuvola / né un soffio / di vento. Solo un Sole implacabile
che brucia inesorabilmente la terra. È la punizione del Dio del
Vecchio Testamento verso un uomo che, imperterrito, continua a peccare e a
non osservare la sua legge. Le strofe sono ellittiche: è sottinteso il verbo
essere.
v.9-16:
L’effetto della collera divina è espresso sinteticamente dalle grida,
i pianti e i lamenti che salgono verso il Grande Nume, che
non mostra nessuna pietà, anzi fa prolungare per troppo tempo la
siccità.
v.17-26:
La quinta strofa introduce il cambiamento, annunciato dal rumòr del tuono,
ma invece di procurare un beneficio, la pioggia si trasforma in diluvio
completando, in modo ancora più tragico, la punizione divina. Molto ironici e
coloriti i versi annegàr / l’umana gente che sottolineano il
completo annullamento dell’uomo nel liquido che normalmente crea la vita.
Nessun commento:
Posta un commento