domenica 23 ottobre 2016

una calma apparente

È una poesia breve, ma molto ricca di patos e pregnante di concettualità.

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In un Cielo
sempre più muto
lenta cade
nella notte
magica
la neve
in una terra
quasi silente.
Solo
un lieve rumore
si sente
di sparuto animale,
che affamato,
cerca nell’ombra
una preda.

Metrica: Due strofe con versi liberi e enjambement.
Titolo: È l’apparente tema di fondo.
v.1-8: La prima strofa si apre con uno scenario quasi idilliaco: la notte tranquilla, la neve che cade, la terra silenziosa, ma  questo per la Natura è un modo alquanto inconsueto di rapportarsi con gli esseri viventi. Nella poesia di Palazzini la Natura è vista sempre o quasi sempre come un’entità negativa che si accanisce insistentemente contro ogni forma di vita. Si può comunque già intuire da alcune connotazioni che si tratta di una calma del tutto apparente. Il Cielo / sempre più muto allude chiaramente al Dio atarassico che se ne sta nel suo regno celeste senza minimamente interessarsi delle vicende di un mondo che invece avrebbe estrema necessità del suo intervento. La neve è vista come una magia, cioè come qualcosa di illusorio, di artificiale, quasi un sogno destinato presto ad esaurirsi, la terra è quasi silente, come se non avesse, ormai rassegnata dopo le tante delusioni, più nulla da chiedere ad una Divinità che non risponde alle sue sollecitazioni. 
v.9-15: Nella seconda strofa il clima pessimistico che pervade la poesia si fa più evidente con la presenza della morte vista sotto le spoglie dell’animale che si muove furtivo nell’ombra, in cerca della sua preda. L’aggettivo sparuto, cioè che a malapena si vede, e il lieve rumore ricordano il modo subdolo con cui  il predatore e la morte insidiano le loro vittime: è questa purtroppo la triste realtà a cui sono condannati tutti gli esseri viventi nella poesia di Palazzini.


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