È una poesia breve, ma molto
ricca di patos e pregnante di concettualità.
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In un Cielo
sempre più muto
lenta cade
nella notte
magica
la neve
in una terra
quasi silente.
Solo
un
lieve rumore
si
sente
di
sparuto animale,
che
affamato,
cerca
nell’ombra
una
preda.
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Metrica:
Due strofe con versi liberi e enjambement.
Titolo:
È l’apparente tema di fondo.
v.1-8:
La prima strofa si apre con uno scenario quasi idilliaco: la notte
tranquilla, la neve che cade, la terra silenziosa, ma questo per la Natura è un modo alquanto
inconsueto di rapportarsi con gli esseri viventi. Nella poesia di Palazzini la
Natura è vista sempre o quasi sempre come un’entità negativa che si accanisce
insistentemente contro ogni forma di vita. Si può comunque già intuire da
alcune connotazioni che si tratta di una calma del tutto apparente.
Il Cielo / sempre più muto allude chiaramente al Dio atarassico che se
ne sta nel suo regno celeste senza minimamente interessarsi delle vicende di un
mondo che invece avrebbe estrema necessità del suo intervento. La neve
è vista come una magia, cioè come qualcosa di illusorio, di artificiale, quasi
un sogno destinato presto ad esaurirsi, la terra è quasi silente,
come se non avesse, ormai rassegnata dopo le tante delusioni, più nulla da chiedere
ad una Divinità che non risponde alle sue sollecitazioni.
v.9-15:
Nella seconda strofa il clima pessimistico che pervade la poesia si fa più
evidente con la presenza della morte vista sotto le spoglie dell’animale
che si muove furtivo nell’ombra, in cerca della sua preda. L’aggettivo
sparuto, cioè che a malapena si vede, e il lieve rumore ricordano il
modo subdolo con cui il predatore e la morte insidiano le loro vittime:
è questa purtroppo la triste realtà a cui sono condannati tutti gli esseri
viventi nella poesia di Palazzini.
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