lunedì 24 ottobre 2016

transit gloria mundi

È una delle varie poesie che affrontano il tema della precarietà dell’esistenza. Anche la gloria fa parte del mondo, ma come tutte le cose umane, anch’essa esiste solo per un tempo limitato poi, inesorabile, giunge  l’oblio. Dei grandi rimangono le loro gesta nei libri di storia, che svogliatamente, legge lo studente.
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La fama
che alberga sulla terra
è poca cosa,
            perché
            traveste il tempo
            ogni reliquia
e tutto
si riversa nell’oblio.
Solo si salvan
            poche nere righe
            nelle pagine rosse
            della storia,
ma
sotto un freddo sasso
... sta la gloria!

Metrica: Cinque terzine con versi liberi e enjambement.
Titolo: Dà il tema di fondo (La gloria del mondo passa).
v.1-3: La fama è come l’uomo: entrambi sono solo ospiti temporanei di questo mondo. Il verbo alberga ribadisce proprio questo concetto. Poca cosa: l’aggettivo ha la funzione di amplificare la tesi sostenuta dal poeta.
v.4-8: Questi versi spiegano il motivo per cui la fama è effimera. Il tempo è la forza a cui è attribuito il potere di far dimenticare.  Molto forte il verbo  traveste che esprime anche la fatica e  la lentezza con cui avviene il processo. Ogni reliquia sta a significare che tutto si perde nel tempo, anche la più piccola cosa. L’aggettivo tutto è al genere neutro e sta da solo nel verso a significare l’universalità del processo di decadimento.
v. 9-12: Questi versi sono carichi di un forte pessimismo perché il ricordo è sempre poca cosa e si riduce soltanto a qualche rigo che si può leggere in un libro di storia. Nere righe e pagine rosse sono  un chiasmo. Il nero e il rosso sono colori simbolici, il nero è il colore del lutto, e quindi rappresenta la morte, il rosso  si  riferisce al sangue che  purtroppo  si  versa nelle  guerre combattute nel tempo.
v.13-15 Costituiscono la naturale conclusione della lirica. Con l’eroe che muore, anche la gloria lo segue nella tomba, qui simboleggiata dal sasso che è una  metonimia. Freddo si riferisce alla mancanza di affetto, e quindi al successivo oblio.


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