È una delle varie poesie che
affrontano il tema della precarietà dell’esistenza. Anche la gloria fa parte
del mondo, ma come tutte le cose umane, anch’essa esiste solo per un tempo
limitato poi, inesorabile, giunge l’oblio.
Dei grandi rimangono le loro gesta nei libri di storia, che svogliatamente,
legge lo studente.
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La fama
che alberga sulla terra
è poca cosa,
perché
traveste il tempo
ogni reliquia
e tutto
si riversa nell’oblio.
Solo si salvan
poche nere righe
nelle pagine rosse
della storia,
ma
sotto un freddo sasso
... sta la gloria!
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Metrica: Cinque terzine con versi
liberi e enjambement.
Titolo: Dà il tema di fondo (La
gloria del mondo passa).
v.1-3: La fama è come l’uomo: entrambi sono solo ospiti temporanei di
questo mondo. Il verbo alberga ribadisce
proprio questo concetto. Poca cosa: l’aggettivo
ha la funzione di amplificare la tesi sostenuta dal poeta.
v.4-8: Questi versi spiegano il
motivo per cui la fama è effimera. Il tempo è la forza a cui è attribuito
il potere di far dimenticare. Molto
forte il verbo traveste che esprime anche la fatica e la lentezza con cui avviene il processo. Ogni reliquia sta a significare che tutto
si perde nel tempo, anche la più
piccola cosa. L’aggettivo tutto è al
genere neutro e sta da solo nel verso a significare l’universalità del
processo di decadimento.
v. 9-12: Questi versi sono
carichi di un forte pessimismo perché il ricordo è sempre poca cosa e si riduce
soltanto a qualche rigo che si può leggere in un libro di storia. Nere righe e pagine rosse sono un
chiasmo. Il nero e il rosso sono colori simbolici, il nero è il colore del
lutto, e quindi rappresenta la morte, il rosso si riferisce al sangue che purtroppo si versa nelle guerre combattute
nel tempo.
v.13-15
Costituiscono la naturale conclusione della lirica. Con l’eroe che muore, anche
la gloria lo segue nella tomba, qui
simboleggiata dal sasso che è una metonimia. Freddo
si riferisce alla mancanza di affetto, e quindi al successivo oblio.
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