È una delle varie poesie che
affrontano il problema del rapporto sempre conflittuale tra uomo e Divinità.
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Sinistro
nella notte
esplose il tuono.
Per
giorni,
nell’aria,
acre
si
sentì
l’odòr
delle macerie
e
delle genti
il
pianto.
Triste calamità
ha suscitato
la tua pesante mano
o grande Nume,
ma perché
il giusto
colpisti
assieme al reo?
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Metrica:
Tre strofe non omogenee per numero di versi con schema libero e enjambement.
Titolo:
È emblematico tema di fondo.
v.1-3:
La poesia si apre con un dato di fatto: la orribile devastazione dovuta ad un
improvviso terremoto annunciato da un tremendo boato il tuono. Il
fatto avviene di notte, in un tempo imprecisato, quando generalmente
tutti sono all’interno delle loro abitazioni per l’abituale riposo e questo
accresce le dimensioni del disastro, evidenziate dalle connotazioni negative sinistro
ed esplose. Si intuisce dal tono tragico che pervade la poesia che
non si tratta di un evento naturale, ma di una delle tante punizioni divine con
le quali il Dio dell’Antico Testamento cerca di ricondurre alla ragione un uomo
perennemente dedito al peccato. Non sono qui specificate le colpe commesse che
comunque sono facilmente intuibili leggendo le poesie che trattano lo stesso
argomento.
v.4-10:
L’effetto del terremoto si fa sentire per giorni: l’aria
è impregnata dell’odore delle polveri delle macerie che testi- moniano
l’immane catastrofe e incessante è il pianto dei soprav- vissuti.
v.11-18:
Questi versi sono lasciati alle riflessioni del poeta, che, come è sua
consuetudine, vuol dire la sua su quanto accaduto. Egli è ben consapevole
dell’immane rovina dovuta all’ira divina triste calamità, ma non
riesce a rendersi conto del perché la sua punizione debba colpire
indiscriminatamente i giusti e i peccatori. Per questo la poesia si chiude
con una angosciante domanda che è anche un atto di accusa rivolta ad una
Divinità il cui comportamento è sempre o quasi sempre incomprensibile alla
mente umana.
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