lunedì 24 ottobre 2016

sodoma e gomorra

È una delle varie poesie che affrontano il tema del rapporto tra l’uomo, perennemente dedito al peccato, e la Divinità che cerca con ogni mezzo di ricondurlo alla ragione.

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Per troppo tempo
avean peccato
le città lascive,
perciò
la man del Dio
che non perdona,
furente
s’abbattè su quella gente
che nel suo viver
non avea ritegno.
Col ferro e il fuoco
l’ira divina
giunse a compimento.
Delle città
non si salvò che il nome,
chè fosse all’uòm
di monito perenne.


Metrica: Cinque strofe di tre e quattro versi a schema libero con enjambement.
Titolo: Sono le città bibliche incenerite dall’ira divina.
v.1-10: Sono protagoniste della poesia due città tristemente note per la loro totale dedizione alla sensualità e alla licenziosità più sfrenate lascive. Il protrarsi nel tempo dei loro peccati per troppo tempo, induce Dio ad intervenire per porre fine a quello scempio. Il Dio a cui si fa riferimento è naturalmente quello dell’Antico Testamento, che non ammette deviazioni dalla sua legge che non perdona e che punisce inesorabilmente i peccatori. La reazione divina è estremamente terribile e violenta, sottolineata da connotazioni molto forti  non perdona, furente, s’abbattè, ma pienamente giustificata dal comportamento umano che travalica tutte le regole della moralità non avea ritegno.
v.11-17: Gli strumenti della punizione sono il ferro e il fuoco con cui le due città sono totalmente rase al suolo in modo che non siano più luoghi di perdizione. La loro distruzione ha comunque una finalità ben precisa: deve servire da monito all’intera umanità affinchè, solo ricordando i loro nomi, sia spinta a liberarsi dal peccato.


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