È una delle varie poesie che affrontano il tema del Dio che punisce l’orgoglio degli uomini, in
questo caso avvalendosi degli agenti atmosferici.
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In un incalzàr
di bagliori
accecanti,
tutto tonante il
Cielo
si riversò sulla terra
per punire
le colpe dell’uomo
e coprirne la
vergogna.
E infine
si placò l’ira divina
quando,
tranne il ricordo,
tutto fu sommerso
in quel gran mare
di lacrime.
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Metrica: Due strofe di sette
versi liberi e enjambement.
Titolo: Dà il tema di fondo (ciò che si salva, cioè solo il ricordo).
v.1-7: La prima strofa è
costruita per mettere in evidenza con termini molto coloriti la potenza della
collera divina: incalzàr, bagliori
accecanti, tonante, riversò, punire. La scena si sviluppa basandosi
sostanzialmente su due sensi: quello visivo bagliori
accecanti e quello uditivo tutto
tonante. Lo scopo dell’azione divina
è quello di rendere più mansueto un uomo che
si mostra troppo spesso ribelle alla sua legge, per cui è colpevole, e
occorre coprire la vergogna della
sua vita immorale.
v.8-14: Il mezzo per raggiungere
lo scopo che Dio si è prefisso è il diluvio, rappresentato dal gran mare / di lacrime (metafora), che
simboleggia anche, però, la sofferenza di un’umanità che si trova a vivere una
tragedia troppo grande. L’ira divina
cessa solo quando il suo operato è arrivato a compimento. Tutto viene
cancellato sommerso, tranne il ricordo che deve servire da monito alla nuova umanità: da qui
il titolo della poesia.
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