lunedì 24 ottobre 2016

quod superest

   È una delle varie poesie  che  affrontano il tema del  Dio che punisce l’orgoglio degli uomini, in questo caso avvalendosi degli agenti atmosferici.

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In un  incalzàr
di bagliori accecanti, 
tutto tonante il Cielo 
si riversò sulla terra
per punire 
le colpe dell’uomo 
e coprirne la vergogna. 
        E infine 
        si placò l’ira divina 
        quando,
        tranne il ricordo, 
        tutto fu sommerso
        in quel gran mare

        di lacrime. 


Metrica: Due strofe di sette versi liberi e enjambement.
Titolo: Dà il tema di fondo (ciò  che si salva, cioè solo il ricordo).
v.1-7: La prima strofa è costruita per mettere in evidenza con termini molto coloriti la potenza della collera divina: incalzàr, bagliori accecanti, tonante, riversò, punire. La scena si sviluppa basandosi sostanzialmente su due sensi: quello visivo bagliori accecanti e quello uditivo tutto tonante. Lo scopo dell’azione divina è quello di rendere più mansueto un uomo che si mostra troppo spesso ribelle alla sua legge, per cui è colpevole, e occorre coprire la vergogna della sua vita immorale.
v.8-14: Il mezzo per raggiungere lo scopo che Dio si è prefisso è il diluvio, rappresentato dal gran mare / di lacrime (metafora), che simboleggia anche, però, la sofferenza di un’umanità che si trova a vivere una tragedia troppo grande. L’ira divina cessa solo quando il suo operato è arrivato a compimento. Tutto viene cancellato sommerso, tranne il ricordo che deve servire da monito alla nuova umanità: da qui il titolo della poesia.


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