È una delle varie poesie che hanno come tema il rapporto,
sempre
conflittuale, tra uomo e Divinità.
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Come indomito vomere,
un Sole implacabile
spaccava la zolla
ormai piagata.
Esangui,
i
piccoli ruscelli
e
i grandi fiumi,
mostravan
le
loro nudità
sempre
celate,
e gli alberi,
stremati
dalla gran calura,
piegavan
fino a terra
i secchi rami.
Nemmen
la notte
portava
refrigerio.
Così,
stanco
di sopportàr
l’umana sfida,
l’Alto Volèr
del Nume
s’adempiva!
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Metrica:
Cinque strofe di varia lunghezza con versi liberi e enjambement.
Titolo:
Rappresenta emblematicamente la voce del Nume.
v.1-4:
La poesia inizia ex abrupto, con una similitudine che evidenzia la collera
divina che si è già manifestata in tutta la sua potenza devastatrice, qui allegoricamente rappresentata dal Sole
implacabile che spacca la terra,
zolla, ormai irrimediabilmente e profondamente ferita piagata. Zolla
è una sineddoche.
v.5-16:
L’effetto dell’azione divina è quello di colpire l’uomo
indirettamente, ma in modo che il suo operato sia di monito a tutta
l’umanità affinchè si ravveda. Per
questo, non solo viene resa arida la terra, ma vengono prosciugati esangui
/ i piccoli ruscelli / e i grandi fiumi che mostrano i loro
fondali nudità (metafora), mai visti prima sempre celate.
Anche gli alberi subiscono lo stesso destino e piegano fino a terra /
i rami ormai secchi, inginocchiandosi, quasi ad implorare il
perdono divino.
v.17-25:
Il Dio che compare negli ultimi versi è quello del- l’Antico Testamento, un Dio
che non ammette deroghe alla sua legge e punisce inesorabilmente i
trasgressori, ripristinando così la sua indiscutibile autorità l’Alto
Volèr.
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