lunedì 24 ottobre 2016

pentiti uomo

È una delle  varie poesie che  hanno come  tema il rapporto,
sempre conflittuale, tra uomo e Divinità.

1



5




10




15




20




25
Come indomito vomere,
un Sole implacabile
spaccava la zolla
ormai piagata.
Esangui,
i piccoli ruscelli
e i grandi fiumi,
mostravan
le loro nudità
sempre celate,
e gli alberi,
stremati
dalla gran calura,
piegavan
fino a terra
i secchi rami.
Nemmen la notte
portava refrigerio.
Così,
stanco
di sopportàr
l’umana sfida,
l’Alto Volèr
del Nume
s’adempiva!

Metrica: Cinque strofe di varia lunghezza con versi liberi e enjambement.
Titolo: Rappresenta emblematicamente la voce del Nume.
v.1-4: La poesia inizia ex abrupto, con una similitudine che evidenzia la collera divina che si è già manifestata in tutta la sua potenza  devastatrice, qui  allegoricamente rappresentata  dal Sole
implacabile che spacca la terra, zolla, ormai irrimediabilmente e profondamente ferita piagata. Zolla è una sineddoche.
v.5-16: L’effetto dell’azione divina è quello di colpire l’uomo indirettamente, ma in modo che il suo operato sia di monito a tutta l’umanità  affinchè si ravveda. Per questo, non solo viene resa arida la terra, ma vengono prosciugati esangui / i piccoli ruscelli / e i grandi fiumi che mostrano i loro fondali nudità (metafora), mai visti prima sempre celate. Anche gli alberi subiscono lo stesso destino e piegano fino a terra / i rami ormai secchi, inginocchiandosi, quasi ad implorare il perdono divino.
v.17-25: Il Dio che compare negli ultimi versi è quello del- l’Antico Testamento, un Dio che non ammette deroghe alla sua legge e punisce inesorabilmente i trasgressori, ripristinando così la sua indiscutibile autorità lAlto Volèr.


Nessun commento:

Posta un commento