martedì 25 ottobre 2016

mica

È una lirica che il poeta dedica al suo cane. Viene messo in evidenza soprattutto il grande affetto che si può instaurare tra un uomo e un animale, un rapporto fatto di mute intese e di grande complicità.

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Dal fortunato dì 
che c’incontrammo 
in quella stanza buia, 
tra noi 
gran simpatia
s’è generata. 
        Or, quando mi vedi, 
        di viva luce 
        brillan gli occhi tuoi  
        e di mille espressioni
        il tuo volto si colora.  
Subito 
mi corri incontro festosa 
col tuo incedere elegante 
e sulle mie ginocchia 
ti siedi, 
bramosa delle mie carezze! 
        La mia mano 
        affonda 
        nella tua calda pelliccia, 
        e tu m’implori, 
        mai paga.  
E poi,
dopo la mensa, 
ti stendi accanto a me, 
e mi riscaldi 
con il  tuo tepore. 
        Grande 
        è il tuo  amore, 
        assoluta 
        la tua dedizione, 
        chè sol per me 
        tu vivi, 
        piccola creatura! 

Metrica: Sei strofe di varia lunghezza con versi liberi e enjambement.
Titolo: È il nome del cane.
v.1-6: Fortunato ha un doppio significato: sta ad indicare che l’incontro tra il poeta e il cane è stato alla stesso tempo casuale e felice. La stanza buia è il luogo del canile municipale in cui è avvenuto l’incontro, ma qui evidenzia anche la mutata condizione dell’animale che è passato dall’oscurità di un canile alla luce di una famiglia, simboleggiata dalla gran simpatia.
v.7-11: La nuova situazione del cane è introdotta da or, posto in posizione preminente nel verso. Questa strofa mostra la felicità della bestiola che, con il suo atteggiamento, sembra ringraziare il gesto del  nuovo compagno. Al solo vederlo i suoi occhi brillano e di mille espressioni il suo volto si colora. Volto è un’ antropomorfizzazione e mille sta a significare lo smisurato affetto del cane.
v.12-17: Subito evidenzia il desiderio di Mica di ricevere le carezze del padrone. Molto antropomorfizzata è la figura dell’animale, vista quasi come un figlio che si siede sulle ginocchia del padre.
v.18-27: La strofa descrive sinteticamente le coccole tra ‛proprietario’ e animale che non  è  mai  pago del contatto  umano  È consuetudine del poeta la pennichella post - pranzo. Mica partecipa attivamente alla vita del padrone e dimostra il suo affetto scaldandolo mentre riposa.
v.28-34: La poesia si chiude con l’esaltazione dell’amore e della dedizione del cane, che fanno commuovere il poeta, stupito  che una così piccola creatura possa cambiare un’ esistenza.


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