È una delle varie poesie che
affrontano il tema della precarietà dell’esistenza, vista attraverso l’ultima
stagione della vita dell’uomo, la vecchiaia.
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Con l’amico fidato,
a stento
si muoveva
il vecchierello,
piegato
assai
dal
peso
della
vita,
ma
il volto fiero,
l’ardire
ancòr
mostrava
di un tempo
già troppo lontano,
oramai
dell’uòm
che fu,
vaga
memoria.
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Metrica:
Quattro strofe di varia lunghezza con versi a schema libero e enjambement.
Titolo:
Allude ai cambiamenti che si verificano durante l’esistenza, in particolare
dalla giovinezza alla vecchiaia.
v.1-8:
Il vecchierello rappresenta emblematicamente tutti gli esseri viventi
che subiscono, impotenti, l’opera distruttrice della Natura matrigna,
espressa attraverso una terminologia fortemente negativa stento,
piegato, assai, peso che evidenzia il pessimismo che
caratterizza quasi sempre le poesie di Palazzini. L’amico fidato
è una metafora per bastone che evoca anche la solitudine, che spesso,
accompagna la vecchiaia. L’aggettivo piegato e il sostantivo peso
rimarcano la sofferenza e la fatica della vita, appena smorzate dalle
più blande espressioni l’amico fidato e il vecchierello.
v.9-18:
La terza strofa costituisce un ossimoro con la precedente: sono messe in
contrapposizione, infatti, due età dello stesso uomo, la vecchiaia con tutte le
sue conseguenze negative, e la giovinezza, caratterizzata dall’azione,
sintetizzata dalla metafora l’ardire, che assomma, nello stesso
individuo, la forza fisica e la fierezza il volto fiero, che lo hanno
caratterizzato in un tempo / già troppo lontano del quale rimane
solo un labile ricordo vaga memoria.
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