martedì 25 ottobre 2016

l'uomo

In questi versi è  protagonista l’uomo il  cui atteggiamento è sempre stato rivolto al male, perciò il poeta lancia un disperato appello affinché si riappropri del candore del fanciullino.

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Nessuno
è grande come te
nel male.
Da sempre
la crudeltà,
la cupidigia
e l’odio
ti son compagni
di una turpe vita,
e tu non vuoi cambiàr,
perché sei uomo!
Torna
al tuo antico stato,
torna
all’ingenuità
del fanciullino!

Metrica: Tre strofe di varia lunghezza con versi a schema libero e enjambement.
Titolo: È il tema di fondo.
v.1-3: La poesia è permeata, fin dai primi versi, di un cupo pessimismo. Il poeta deve purtroppo constatare che, tra tutti gli esseri viventi, luomo, per sua intrinseca natura, è portato ad avere un comportamento amorale. I termini grande e male evidenziano il suo triste primato.
v.4-11: La crudeltà / la cupidigia / e lodio sono soltanto alcuni esempi delle sue azioni scellerate che lo hanno caratterizzato da sempre, cioè da quando è sulla terra. L’aggettivo turpe ingigantisce l’immoralità della sua vita che egli non tenta minimamente di cambiare non vuoi cambiàr, perché lo identifica proprio come uomo.
v.12-16: In questa ultima strofa Palazzini interviene direttamente per rivolgere un disperato appello affinché luomo riacquisti il suo antico stato (quello precedente il peccato originale), allegoricamente rappresentato dall’ingenuità / del fanciullino. L’imperativo torna, ripetuto due volte, indica proprio la necessità di un radicale cambiamento nel rapporto dell’ uomo verso gli uomini e tutti gli altri esseri viventi.


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