In questi versi è protagonista l’uomo il cui atteggiamento è sempre
stato rivolto al male, perciò il poeta lancia un disperato appello affinché si
riappropri del candore del fanciullino.
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Nessuno
è grande come te
nel male.
Da
sempre
la
crudeltà,
la
cupidigia
e
l’odio
ti
son compagni
di
una turpe vita,
e
tu non vuoi cambiàr,
perché
sei uomo!
Torna
al tuo antico stato,
torna
all’ingenuità
del fanciullino!
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Metrica:
Tre strofe di varia lunghezza con versi a schema libero e enjambement.
Titolo:
È il tema di fondo.
v.1-3:
La poesia è permeata, fin dai primi versi, di un cupo pessimismo. Il poeta deve
purtroppo constatare che, tra tutti gli esseri viventi, l’uomo,
per sua intrinseca natura, è portato ad avere un comportamento amorale. I
termini grande e male evidenziano il suo triste primato.
v.4-11:
La crudeltà / la cupidigia / e l’odio sono soltanto alcuni esempi
delle sue azioni scellerate che lo hanno caratterizzato da sempre, cioè
da quando è sulla terra. L’aggettivo turpe ingigantisce l’immoralità
della sua vita che egli non tenta minimamente di cambiare non vuoi cambiàr, perché
lo identifica proprio come uomo.
v.12-16:
In questa ultima strofa Palazzini interviene direttamente per rivolgere un disperato appello affinché l’uomo
riacquisti il suo antico stato (quello precedente il peccato
originale), allegoricamente rappresentato dall’ingenuità / del fanciullino.
L’imperativo torna, ripetuto due volte, indica proprio la
necessità di un radicale cambiamento nel rapporto dell’ uomo verso gli
uomini e tutti gli altri esseri viventi.
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