martedì 25 ottobre 2016

l'ultimo atto

È tra le poesie di Palazzini, quella in cui il pessimismo raggiunge il suo apice. Come in una tragedia classica, si arriva all’inevitabile epilogo in una scena di grande desolazione. Da qui il titolo.

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….Oramai,
nemmeno la speranza
confortava più
l’umana specie,
e la terra
era un deserto.
Allora,
un’arida  lacrima
bagnò
l’ultimo fiore,
…e
la parola
divenne
silenzio.

Metrica: Tre strofe di varia lunghezza con versi liberi e enjambement.
v.1-6: I puntini iniziali presuppongono un  percorso precedente, facilmente intuibile per chi legge i versi di Palazzini. La poesia ne è l’invitabile conclusione. Oramai introduce un dato di fatto incontrovertibile. Le tribolazioni e gli affanni, o forse i peccati commessi, hanno fatto perdere all’uomo anche la possibilità di continuare a sperare, nemmeno la speranza / confortava più, e per questo la desolazione è totale con la terra ormai ridotta ad  un deserto. La lacrima infatti è arida ed anche la possibilità di vivere, simboleggiata allegoricamente dall’ultimo fiore, sembra persa definitivamente. Gli ultimi versi sono indubbiamente i più drammatici. Tre sono infatti gli attributi che distinguono l’uomo da tutti gli altri esseri viventi: l’anima, la ragione e la parola. Perderne anche soltanto uno la parola, significa spogliarsi inesorabilmente della propria identità e piombare nel più totale oblio qui simboleggiato dal  silenzio.


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