È tra le poesie di Palazzini,
quella in cui il pessimismo raggiunge il suo apice. Come in una tragedia
classica, si arriva all’inevitabile epilogo in una scena di grande
desolazione. Da qui il titolo.
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1
5
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….Oramai,
nemmeno la speranza
confortava più
l’umana specie,
e la terra
era un deserto.
Allora,
un’arida lacrima
bagnò
l’ultimo
fiore,
…e
la parola
divenne
silenzio.
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Metrica:
Tre strofe di varia lunghezza con versi liberi e enjambement.
v.1-6:
I puntini iniziali presuppongono un
percorso precedente, facilmente intuibile per chi legge i versi di
Palazzini. La poesia ne è l’invitabile conclusione. Oramai introduce un
dato di fatto incontrovertibile. Le tribolazioni e gli affanni, o forse i peccati
commessi, hanno fatto perdere all’uomo anche la possibilità di continuare a
sperare, nemmeno la speranza / confortava più, e per questo la
desolazione è totale con la terra ormai ridotta ad un deserto. La lacrima infatti è arida
ed anche la possibilità di vivere, simboleggiata allegoricamente dall’ultimo
fiore, sembra persa definitivamente. Gli ultimi versi sono indubbiamente i
più drammatici. Tre sono infatti gli attributi che distinguono l’uomo da tutti gli altri esseri viventi: l’anima, la ragione e la parola. Perderne
anche soltanto uno la parola, significa spogliarsi inesorabilmente della
propria identità e piombare nel più totale oblio qui simboleggiato dal silenzio.
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