La poesia evoca un tempo in cui
la disperazione umana è diventata talmente drammatica da essere insopportabile.
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Come suono
d’argentea arpa,
da lontano
giungeva
flebile
un lamento,
ed
altre voci,
come
eco
di
fragile vento,
degradavan
nell’aria
fino
a perdersi
nella
sera:
null’altro che il pianto,
rimaneva
oramai
a quella umanità
troppo dolente!
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Metrica:
Tre strofe con versi liberi e enjambement.
Titolo:
L’ultima voce è quella d’un’umanità giunta ormai allo stremo
delle forze.
v.1-12:
Anche questa lirica è ambientata in un tempo indeterminato, ma molto critico
per l’umana specie, come si può notare dalle connotazioni fortemente negative
che lo evidenziano flebile, lamento, fragile, perdersi.
Non è data nessuna spiegazione degli eventi che hanno portato l’umanità
a questa estrema condizione che presumibilmente si può attribuire al
comportamento sconsiderato degli uomini. È comunque una situazione generalizzata
che investe l’intera terra poiché i lamenti giungono da ogni parte rispetto ad
un ipotetico osservatore da lontano e da vicino degradavan nell’aria.
La similitudine che apre la poesia serve a creare un’atmosfera quasi
surreale con il suono dell’arpa che implica una melodia che
contrasta fortemente con il clima tragico che pervade tutta la poesia.
v.13-17:
Gli ultimi versi, oltre che chiudere la lirica, come spesso avviene, sono lasciati al commento del
poeta che, con parole di estrema
commozione, sembra partecipare al dolore dell’umanità dolente.
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