La poesia rappresenta uno dei
tanti modi con cui Dio punisce la tracotanza dell’uomo. Questa volta la
tragedia è rappresentata dallo tsunami che, con le sue onde gigantesche,
travolge la costa.
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C’era, nell’aria, una
calma opprimente.
Anche il mare stava
immobile,
come preso da un sonno
profondo,
ma d’improvviso fu rotto il
silenzio
dal rumòr del tuono,
e un’onda di tempesta,
mostruosa s’abbattè sul
lido:
in un momento
l’intera costa fu
travolta.
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Metrica: Tre terzine con versi
liberi e enjambement.
Titolo: Costituisce il tema di
fondo.
v.1-3: Preparano la tragedia. La calma opprimente, il mare immobile e il sonno profondo danno l’idea di una
Natura inconsueta, troppo tranquilla rispetto al suo abituale modo di rapportarsi con l’uomo.
v.4-7: Il ma in posizione enfatica, sottolinea l’improvviso cambiamento. Il rumòr
del tuono che rompe il silenzio non è quello del
temporale, ma è la voce grossa del mare di
cui la Natura si serve per infierire sull’uomo. Le due erre (allitterazione)
sottolineano la drammaticità dell’evento, evidenziata anche dalla terminologia
negativa: rotto, rumòr, tuono, onda, tempesta. S’abbatté è un
perfetto ossitono rimarcante la velocità
e la tragicità dell’evento.
v.8-9: Costituiscono il commento,
come sempre pessimistico, del poeta. Il verbo fu travolta amplifica la terribile devastazione.
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