martedì 25 ottobre 2016

lo tsunami

La poesia rappresenta uno dei tanti modi con cui Dio punisce la tracotanza dell’uomo. Questa volta la tragedia è rappresentata dallo tsunami che, con le sue onde gigantesche, travolge la costa.

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C’era, nell’aria, una calma opprimente. 
Anche il mare stava immobile,
come preso da un sonno profondo, 
        ma d’improvviso fu rotto il silenzio 
        dal rumòr del tuono, 
        e un’onda di tempesta, 
mostruosa s’abbattè sul lido:
in un momento 
l’intera costa fu travolta.

Metrica: Tre terzine con versi liberi e enjambement.
Titolo: Costituisce il tema di fondo.
v.1-3: Preparano la tragedia. La calma opprimente, il mare immobile e il sonno profondo danno l’idea di una Natura inconsueta, troppo tranquilla rispetto al suo abituale modo di rapportarsi con l’uomo.
v.4-7: Il ma in posizione enfatica, sottolinea l’improvviso cambiamento. Il rumòr del tuono che rompe il silenzio non è quello del temporale, ma è la voce grossa del mare di cui la Natura si serve per infierire sull’uomo. Le due erre (allitterazione) sottolineano la drammaticità dell’evento, evidenziata anche dalla terminologia negativa: rotto, rumòr, tuono, onda, tempesta. S’abbatté è un perfetto ossitono rimarcante la velocità  e la tragicità dell’evento.
v.8-9: Costituiscono il commento, come sempre pessimistico, del poeta. Il verbo fu travolta amplifica la terribile devastazione.


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