martedì 25 ottobre 2016

l'orologio meccanico

La poesia ha come protagonista la Natura. Il titolo è emblematico del suo comportamento. Si tratta di  un forza irrazionale, cieca e meccanica che risponde ad un solo criterio: creare per distruggere.

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C’è un genio operoso 
nelle cose
che tutto travolge, 
la terra, il cielo e il mare. 
        È come un grande fiume 
        sempre in piena 
        che l’uomo 
        non riesce a controllare, 
        perché
        da cieche forze
        è governato. 
Egli non ha ragiòn, 
se non creare, 
e poi disfare 
per poi ricominciare. 
        Tutto travolge 
        nella sua rovina, 
        e al nulla eterno 
        tende, senza fine. 

Metrica: Quattro strofe di varia lunghezza con versi liberi, alcune rime e enjambement.
Titolo: È una metafora indicante la meccanicità del Creato.
v.1-4: La prima strofa descrive il comportamento della Natura vista metaforicamente sotto le spoglie di un genio operoso. Genio è usato in senso ironico, perchè le sue azioni sono finalizzate solo alla distruzione. Operoso è un latinismo che indica l’agire, il fare. Travolge è riferito alla sua furia cieca e meccanica.
v.5-15: Questi versi spiegano perchè la Natura ha un comportamento così ostile all’uomo e così incontrollabile. La metafora del grande fiume / sempre in piena rende bene l’idea della passività umana, tanto più che si tratta di una potenza governata da cieche forze. La ragiòn è un termine fortemente ironico che rappresenta il fine della Natura: creare, disfare, ricominciare. In queste parole è racchiusa la sua essenza.
v.16-19: Sono in assoluto i versi più pessimistici della poesia. Tutta la terminologia è negativa: travolge e rovina ingigantiscono la forza distruttrice che agisce su tutti gli esseri viventi e il nulla eterno e la fine ne sono l’inevitabile conseguenza.


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