La poesia ha come protagonista la
Natura. Il titolo è emblematico del suo comportamento. Si tratta di un forza irrazionale, cieca e meccanica che risponde ad un solo
criterio: creare per distruggere.
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C’è un genio operoso
nelle cose
che tutto travolge,
la terra, il cielo e il
mare.
È come un grande fiume
sempre in piena
che l’uomo
non riesce a controllare,
perché
da cieche forze
è governato.
Egli non ha ragiòn,
se non creare,
e poi disfare
per poi
ricominciare.
Tutto travolge
nella sua rovina,
e al nulla eterno
tende, senza fine.
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Metrica: Quattro strofe di varia
lunghezza con versi liberi, alcune rime e enjambement.
Titolo: È una metafora indicante
la meccanicità del Creato.
v.1-4: La prima strofa descrive
il comportamento della Natura vista metaforicamente sotto le spoglie di un genio operoso. Genio è usato in senso ironico, perchè le sue azioni sono finalizzate
solo alla distruzione. Operoso è un
latinismo che indica l’agire, il fare. Travolge
è riferito alla sua furia cieca e meccanica.
v.5-15: Questi versi spiegano
perchè la Natura ha un comportamento così ostile all’uomo e così
incontrollabile. La metafora del grande
fiume / sempre in piena rende bene l’idea della passività umana, tanto
più che si tratta di una potenza governata da
cieche forze. La ragiòn è un termine fortemente ironico che rappresenta il fine
della Natura: creare, disfare, ricominciare. In queste parole è
racchiusa la sua essenza.
v.16-19: Sono in assoluto i versi
più pessimistici della poesia. Tutta la terminologia è negativa: travolge e rovina ingigantiscono la
forza distruttrice che agisce su tutti gli esseri viventi e il nulla eterno e la fine ne sono l’inevitabile conseguenza.
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