È una poesia dal sapore fortemente pessimistico che
vuol rappresentare attraverso l’oscillazione del pendolo l’allegoria della
morte. Da qui il titolo.
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Infaticabile
emette
macabri suoni
e fatalmente
oscilla
ora di qua, ora di là,
implacabile.
Gran
maestro
dell’orribile
orchestra,
ad
ogni gesto
addita
la
vittima predestinata
alla
perfida sorte
e
inesorabile
la
getta
nel
vortice
dell’eterno
oblio.
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Metrica:
Due strofe a schema libero con enjambement.
v.1-7:
La strofa e tutta la poesia sono caratterizzate da una aggettivazione
fortemente negativa che dà ai versi un senso di tragicità e di impotenza di
fronte al problema insormontabile della morte. La sua è una azione
inarrestabile infaticabile e ineluttabile fatalmente che coinvolge
ogni forma di vita senza possibilità di scampo implacabile. Il qua e
il là rappresentano emblematicamente tutti i luoghi dove la morte
ghermisce le sue prede.
v.8-17:
Il pendolo è rappresentato come un gran maestro che dirige una orchestra
malefica orribile. Ad ogni movimento della bacchetta del direttore, cioè
ad ogni oscillazione del pendolo, cade una nuova vittima imprigionata
in un meccanismo perverso perfida sorte. Dagli ultimi versi si intuisce
in modo molto chiaro il pensiero
dell’autore, che, essendo agnostico, dubita fortemente che dopo la morte fisica
esista una resurrezione dell’anima, per cui tutto finisce nell’oblio.
Per questo tutta la poesia è dominata
dal più cupo pessimismo.
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