La lirica affronta il tema della
Divinità che punisce le colpe degli
uomini. Si tratta però di un Dio un po’ sbadato che, invece di colpire i rei,
stermina tutti i giusti, suscitando
la risentita ironia del poeta.
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Ad ogni colpa
segue la sua pena:
perciò, dall’Alto
calò sulla terra
un triste morbo
a cancellàr
dell’uomo
il turpe male.
Le fosse avidamente
si riempiro,
e quando alfìn
cessò la pestilenza,
de’ morti
si stilaron le liste
e de’ viventi:
estinti i giusti,
salvi tutti i rei!
Così giustizia
avesti,
o cieco Cielo!
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Metrica: Tre strofe con versi
liberi e enjambement.
Titolo: Si riferisce alle liste
dei giusti e dei rei.
v.1-7: Il tema della malvagità
umana e delle punizioni divine
ritorna frequentemente nelle poesie di Palazzini. Questa volta, per cancellare il turpe male (metafora per peccato),
viene inviata sulla terra una
pestilenza per estinguere i rei. La
poesia inizia con una incalzante ironia, perchè in realtà non vengono puniti i
malvagi, ma i giusti e quindi la pena non è la diretta conseguenza
della colpa. L’Alto è una metafora per Dio. Calò
indica un movimento dall’Alto
verso il basso e dà l’idea della minaccia che incombe: si tratta, infatti, di
un verbo ossitono.
v.8-14: Terminata la pestilenza,
si redigono le liste dei morti e dei sopravvissuti. Avidamente è una antropomorfizzazione
che indica la velocità con cui si riempiono le
fosse. Riempiro è un perfetto
breve.
v.15-18: Il risultato della
pestilenza non è quello voluto da Dio, ma si estinguono i giusti e si salvano tutti i
rei. L’errore così eclatante, fa concludere la poesia con una battuta mista
di ironia e di cupo pessimismo rivolta al cieco
Cielo.
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