martedì 25 ottobre 2016

l'inventario

La lirica affronta il tema della Divinità che punisce le colpe degli uomini. Si tratta però di un Dio un po’ sbadato che, invece di colpire i rei, stermina tutti i giusti, suscitando la risentita ironia del poeta.

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Ad ogni colpa 
segue la sua pena: 
perciò, dall’Alto 
calò sulla terra 
un triste morbo
a cancellàr dell’uomo 
il turpe male. 
        Le fosse avidamente
        si riempiro, 
        e quando alfìn
        cessò la pestilenza, 
de’ morti 
si stilaron le liste  
e de’ viventi: 
estinti i giusti,
salvi tutti i rei! 
Così giustizia avesti, 
o cieco Cielo! 

Metrica: Tre strofe con versi liberi e enjambement.
Titolo: Si riferisce alle liste dei giusti e dei rei.
v.1-7: Il tema della malvagità umana e delle punizioni divine ritorna frequentemente nelle poesie di Palazzini. Questa volta, per cancellare il turpe male (metafora per peccato), viene inviata sulla terra una pestilenza per estinguere i rei. La poesia inizia con una incalzante ironia, perchè in realtà non vengono puniti i malvagi, ma i giusti e quindi la pena non è la diretta conseguenza della colpa. L’Alto è una metafora per Dio. Calò indica un movimento dall’Alto verso il basso e dà l’idea della minaccia che incombe: si tratta, infatti, di un verbo ossitono.
v.8-14: Terminata la pestilenza, si redigono le liste dei morti e dei sopravvissuti. Avidamente è una antropomorfizzazione che indica la velocità con cui si riempiono le fosse. Riempiro è un perfetto breve.
v.15-18: Il risultato della pestilenza non è quello voluto da Dio, ma si estinguono i giusti e si salvano tutti i rei. L’errore così eclatante, fa concludere la poesia con una battuta mista di ironia e di cupo pessimismo rivolta al cieco Cielo.


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