martedì 25 ottobre 2016

l'inizio, la fine

È una poesia che sembra avere per oggetto l’ordine impartito al creato. In realtà al poeta interessa soprattutto il momento in cui compare l’uomo che, con la sua azione sconsiderata, distrugge l’armonia del mondo.

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In origine
le erbe e le foreste 
infestavano la terra, 
e gli animali tutti 
vivevano 
in completa promiscuità.
        Il Demiurgo allora 
        vi pose ordine: 
        collocò le erbe nei prati, 
        il frumento nei campi, 
        le piante nei boschi, 
        i pesci nell’acqua, 
        gli uccelli nel cielo,
....e poi creò l’uomo. 
E l’uomo,
zelante nel suo lavoro,
tagliò le erbe,  
sventrò la terra,
abbattè le foreste, 
prosciugò le acque, 
sterminò gli uccelli. 
        Fu così 
        che sulla terra, 
        regnarono in perpetuo 
        il deserto e il silenzio: 
        l’uomo aveva assolto 
        la sua missione! 

Metrica: Quattro strofe di varia lunghezza con versi liberi e enjambement.
Titolo: È fortemente ironico e costituisce un ossimoro.
v.1-6: Questa strofa ricrea le condizioni di estrema confusione della terra primordiale con vocaboli che ne evidenziano il caos, come infestavano che allude alle erbe inutili e dannose, e promiscuità, che sottolinea la vita in comune di animali molto diversi tra loro per razza e specie.
v.7-14: Si mette qui in evidenza il grande lavoro del Demiurgo che, con pazienza, crea l’armonia terrestre, trovando per ogni vegetale ed ogni animale il posto più consono alla sua esistenza.
v.15-21: È una strofa pervasa da pungente ironia. Il lavoro  dell’uomo, infatti, ha come unico scopo quello di distruggere il creato. La sua opera è sottolineata da una terminologia fortemente negativa: tagliò, sventrò, abbattè, prosciugò, steminò. I verbi sono  tutti ossitoni  e  creano nei versi un ritmo ascendente che dà il senso della drammaticità.
v.22-27: La strofa sottolinea, con insistente ironia, il risultato del lavoro umano: il deserto e il silenzio. La diversità di vite così varie viene vanificata dall’ottusità e dalla cupidigia dell’uomo. Fortemente pessimistico il verso regnarono in perpetuo, che dà l’idea di un processo irreversibile e l’uomo aveva assolto / la sua missione, che ridicolizza  l’azione umana.


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