La poesia ci presenta un’umanità dedita completamente al male che
costringe la Divinità ad intervenire per dare all’uomo una severa punizione. Da qui
il titolo.
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La sete
di ricchezza
e di potere
dominava oramai
l’umana gente,
e quasi nulla
rimaneva
dell’antico stato.
Vivere
era
morire
ogni
momento,
chè
legge imperante
era
la spada
e
la pietà
sembrava
abbandonata.
Allora
l’ira di Dio
divenne grande,
e rovesciò
sul mondo
il suo furore.
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Metrica:
Tre strofe di varia lunghezza con versi a schema libero e enjambement.
v.1-8:
La poesia è ambientata in un tempo indeterminato, in cui l’uomo ha già
evidenziato, in tutta la sua pienezza, la caratteristica che lo distingue da
tutti gli altri esseri viventi, quella di commettere consapevolmente il male,
qui schematicamente rappresentato dalla ricchezza e dal potere.
Sembra che sia un percorso senza ritorno come evidenziato dal verbo dominava,
dall’avverbio oramai e dal
fatto che non rimane niente dell’antico stato che,
allegoricamente, simboleggia il periodo antecedente il peccato originale.
v.9-15: La bramosia di potere spinge l’uomo
a servirsi della
violenza spada (metafora), che sembra
esser diventata l’unica legge imperante,
pur di soddisfare i suoi nefandi desideri. Anche i sentimenti, simboleggiati
dalla pietà, sono stati accantonati per cui la vita dell’umanità non
risponde più a nessuna legge morale.
v.16-21: Tutto ciò induce il Dio dell’Antico
Testamento a prendere severi provvedimenti rovesciò / sul mondo/ il
suo furore atti a correggere la sciagurata azione dell’uomo. Questa volta
però il poeta non ci dice quale sia la punizione lasciandola all’immaginazione
del lettore.
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