La poesia vuole rappresentare da un lato la precarietà dell’esistenza, dall’altro
come la Natura sia per l’uomo non madre, ma matrigna. Essa, infatti, inganna
continuamente i suoi figli, facendo loro credere e sperare in una vita felice
e duratura, ma poi, nell’età più bella, mostra tutta la sua crudeltà, rivelando
il suo vero scopo, quello di annullare ogni speranza. Non sono presenti
connotazioni spazio - temporali e tutto è volutamente lasciato nel vago, perchè i
valori espressi sono di carattere universale, quindi validi in ogni tempo e in
ogni luogo. La lirica si divide in due parti: la prima dal v. 1 al v. 13
assomiglia ad un canto idilliaco, con versi assolutamente positivi che sembrano
far rivivere la donna in una sorta di Eden con il canto, l’estate radiosa, Zefiro sereno, le gioie e le speranze, la seconda dal v.14 al v.19 mostra la
vera faccia della Natura ingannatrice che prepara alla ragazza una morte
precoce e la conduce al nulla eterno. La donna è spesso protagonista della
poesia sia attraverso il canto che esprime la gioia di vivere, sia per la sua
funzione di procreare nuove vite, e quindi, bersaglio prediletto dell’accanimento
della Natura matrigna.
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1 Certo tu non rammenti
quel tempo lontano,
quando la vita
ancòr ti sorrideva
5 e alto il canto tuo
si spandea giù, nella valle.
Radiosa era l’estate,
e biondi i tuoi capelli
cullava Zefiro sereno.
10 Quali gioie,
quali speranze
bugiardo il Fato
allòr ti prometteva!
15 Ma all’apparìr del verno,
o misera,
cadesti come foglia,
che morta,
strappa il vento
20 dal suo ramo.
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Metrica: Tre strofe di varia
lunghezza con versi liberi e enjambement.
Titolo: Costituisce il tema di
fondo.
v.1: La ragazza non rammenta
perchè è ormai morta. La Natura ha già ordito la sua trama.
v.2: Non è precisato quale tempo sia, ma tutto ciò che è lontano sembra meno infelice, perchè
la lontananza, se non elimina del tutto il dolore, lo attenua e lo rende più sopportabile.
Tempo lontano è una metafora che
evoca anche la giovinezza.
v.3-13: Esprimono la gioia di
vivere della donna ancora ignara del destino che l’attende. I verbi dal v.4
al v.13 sono all’imperfetto in quanto questo tempo da l’idea di un’azione che
si protrae, e quindi crea l’illusione che la felicità non abbia fine. La
concettualità di questi versi è apparentemente tutta positiva e contrasta
fortemente con quelli che chiudono la poesia, pregna di un forte pessimismo. L’inganno della Natura si manifesta
palesemente con il canto, l’estate radiosa, Zefiro sereno, le gioie, le speranze, ma, al solo mutàr delle
stagioni, dall’estate all’inverno, tutto cambia repentinamente. Il canto alto e ti sorrideva sottolineano la gioia di vivere e godere la
giovinezza. Si spandea allude al diffondersi della voce nello spazio e nel tempo.
v.14-19: Una similitudine chiude la
lirica. All’apparìr dell’inverno verno
(arcaismo) la ragazza cade come foglia
strappata dal vento. Questi versi,
pieni di simbologia, sono la sintesi del dramma umano che si consuma in un
attimo e che non lascia scampo. Il vento
rappresenta la forza cieca della Natura, il ramo
la terra, la foglia l’umanità nella
sua fragile precarietà. Il verbo al v.15 passa al perfetto ad indicare che il
fatto si è ormai completamente compiuto. Strappa
evoca un gesto violento che è quello della morte prematura.
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