martedì 25 ottobre 2016

l'inganno

La poesia  vuole rappresentare da  un lato la precarietà dell’esistenza, dall’altro come la Natura sia per l’uomo non madre, ma matrigna. Essa, infatti, inganna continuamente i suoi figli, facendo loro credere e sperare in una vita felice e duratura, ma poi, nell’età più bella, mostra tutta la sua crudeltà, rivelando il suo vero scopo, quello di annullare ogni speranza. Non sono presenti connotazioni spazio - temporali e tutto  è volutamente lasciato nel vago, perchè i valori espressi sono di carattere universale, quindi validi in ogni tempo e in ogni luogo. La lirica si divide in due parti: la prima dal v. 1 al v. 13 assomiglia ad un canto idilliaco, con versi assolutamente positivi che sembrano far rivivere la donna in una sorta di Eden con il canto, l’estate radiosa, Zefiro sereno, le gioie e le speranze, la seconda dal v.14 al v.19 mostra la vera faccia della Natura ingannatrice che prepara alla ragazza una morte precoce e la conduce al nulla eterno. La donna è spesso protagonista della poesia sia attraverso il canto che esprime la gioia di vivere, sia per la sua funzione di procreare nuove vite, e quindi, bersaglio prediletto dell’accanimento della Natura matrigna.

1          Certo tu non rammenti
            quel tempo lontano,
            quando la vita
            ancòr ti sorrideva
5          e alto il canto tuo
            si spandea  giù, nella valle.
                               Radiosa era l’estate,
                               e biondi i tuoi capelli
                               cullava Zefiro sereno.
10                           Quali gioie,
                               quali speranze
                               bugiardo il Fato
                               allòr ti prometteva!
15         Ma all’apparìr del verno,
             o misera,
             cadesti come foglia,
             che morta,
             strappa il vento
20         dal suo ramo.

Metrica: Tre strofe di varia lunghezza con versi liberi e enjambement.
Titolo: Costituisce il tema di fondo.
v.1: La ragazza non rammenta perchè è ormai morta. La Natura ha già ordito la sua trama.
v.2: Non è precisato quale tempo sia, ma tutto ciò che è lontano sembra meno infelice, perchè la lontananza, se non elimina del tutto il dolore, lo attenua e lo rende più sopportabile. Tempo lontano è una metafora che evoca anche la giovinezza.
v.3-13: Esprimono la gioia di vivere della donna ancora ignara del destino che l’attende. I verbi dal v.4 al v.13 sono all’imperfetto in quanto questo tempo da l’idea di un’azione che si protrae, e quindi crea l’illusione che la felicità non abbia fine. La concettualità di questi versi è apparentemente tutta positiva e contrasta fortemente con quelli che chiudono la poesia, pregna di un forte pessimismo. L’inganno della Natura si manifesta palesemente con il canto, l’estate radiosa, Zefiro sereno, le gioie, le speranze, ma, al solo mutàr delle stagioni, dall’estate all’inverno, tutto cambia repentinamente. Il canto alto e ti sorrideva sottolineano la gioia di vivere e godere la giovinezza. Si spandea allude al diffondersi della voce nello spazio e nel tempo.
v.14-19: Una similitudine chiude la lirica. Allapparìr dell’inverno verno (arcaismo) la ragazza cade come foglia strappata dal vento. Questi versi, pieni di simbologia, sono la sintesi del dramma umano che si consuma in un attimo e che non lascia scampo. Il vento rappresenta la forza cieca della Natura, il ramo la terra, la foglia l’umanità nella sua fragile precarietà. Il verbo al v.15 passa al perfetto ad indicare che il fatto si è ormai completamente compiuto. Strappa evoca un gesto violento che è quello della morte prematura.


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