È una delle tante poesie dedicate
all’azione della Natura matrigna che usa mille modi per infierire sugli esseri viventi.
È questa volta protagonista il fiume che tutto travolge con la sua piena. Da
qui il titolo.
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Era l’ora
dell’Ave Maria
e suonava
nella sera
la campana,
mentre la pioggia
maligna,
cupe melodie
sui tetti
modulava.
Il
fiume,
come
gravida donna,
stava
per partorìr
nuova
rovina.
E si compì
nella notte
il triste fato:
al
chiaròr
del
nuovo dì,
l’immane
scempio
si
mostrò
della
Natura.
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Metrica: Quattro strofe di varia
lunghezza con versi a schema libero e enjambement.
v.1-10: La poesia ha come
ambientazione una sera e una notte imprecisate. La sera è annunciata dal suono della campana che sembra accompagnare il
rumore della pioggia. I due suoni sono i messaggeri della tragedia imminente, annunciata anche dagli aggettivi fortemente
negativi maligna e cupe,
che stridono con il verbo modulava, con il quale costituiscono un
ossimoro.
v.11-17: Il fiume è paragonato ad una donna
gravida che, in questo caso, partorisce una rovina che avviene nella
notte. Il triste Fato è una
metafora che rappresenta l’avverso destino dell’uomo.
v.18-22: Il nuovo giorno illumina la grande calamità, evidenziata dalla
metafora l’immane scempio, con cui, anche questa volta, la Natura matrigna ha
infierito sugli esseri viventi.
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