martedì 25 ottobre 2016

la vittima

È una poesia basata interamente su allegorie. La vittima rapresenta l’uomo onesto e buono e i lupi sono i malvagi di cui è preda la pecorella. Il pastore simboleggia la Divinità che non interviene per creare una giustizia terrena.

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Era appena sorta la luna
quando si sentì, nell’aria, 
l’odore acre del sangue. 
        La preda, ferita,
        era ormai agonizzante
        e i lupi affamati
        le erano addosso
        per consumàr 
        il pasto lor cruento.
Belava disperatamente
la pecorella 
in un ultimo,
spasmodico sussulto, 
        ma il Pastore 
        era lontano,
        e il suo destino 
        ormai segnato!

Metrica: Quattro strofe di varia lunghezza con versi liberi e enjambement.  
Titolo: Enuncia il tema di fondo.
v.1-3: La poesia è ambientata all’inizio della notte. I colori sono subito molto forti: acre, sangue. Il verbo si sentì è un perfetto ossitono che crea nel verso un ritmo ascendente per sottolineare un evento estremamente veloce e tragico.
v.4-9: La strofa illustra il dato di fatto senza dare i preliminari che sono intuibili: la preda sta per diventare il pasto dei lupi affamati. La simbologia diviene più evidente con il procedere dei versi che si colorano di connotazioni negative sempre più macabre: ferita, agonizzante, affamati, cruento. L’uomo buono è la vittima predestinata dei cattivi. Cruento è un latinismo: cruor in latino era il sangue che usciva dalle ferite. Affamati sottolinea l’insaziabilità e la voracità del genere umano che, per questo, viene paragonato ai lupi.
v.10-17: Belava, unito all’avverbio disperatamente, rappresenta l’inutile tentativo della pecorella di richiamare l’attenzione del Pastore per salvarsi. Lo spasmodico sussulto sottolinea il tragico addio alla vita. Il Pastore che era lontano è il Dio atarassico che, insensibile ai richiami, lascia la vittima al suo inesorabile destino.



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