È una poesia basata interamente
su allegorie. La vittima rapresenta l’uomo onesto e buono e i lupi sono i
malvagi di cui è preda la pecorella. Il pastore simboleggia la Divinità che non
interviene per creare una giustizia terrena.
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Era appena sorta la luna
quando si sentì,
nell’aria,
l’odore acre del
sangue.
La preda, ferita,
era ormai agonizzante
e i lupi affamati
le erano addosso
per consumàr
il pasto lor cruento.
Belava disperatamente
la pecorella
in un ultimo,
spasmodico sussulto,
ma il Pastore
era lontano,
e il suo destino
ormai segnato!
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Metrica: Quattro strofe di varia
lunghezza con versi liberi e enjambement.
Titolo: Enuncia il tema di fondo.
v.1-3: La poesia è ambientata
all’inizio della notte. I colori sono subito molto forti: acre, sangue. Il verbo si
sentì è un perfetto ossitono che crea nel verso un ritmo ascendente per
sottolineare un evento estremamente veloce e tragico.
v.4-9: La strofa illustra il dato
di fatto senza dare i preliminari che sono intuibili: la preda sta per diventare il
pasto dei lupi affamati. La
simbologia diviene più evidente con il procedere dei versi che si colorano di
connotazioni negative sempre più macabre: ferita,
agonizzante, affamati, cruento. L’uomo buono è la vittima predestinata dei cattivi. Cruento è un latinismo: cruor in latino era il sangue che usciva
dalle ferite. Affamati sottolinea
l’insaziabilità e la voracità del genere umano che, per questo, viene
paragonato ai lupi.
v.10-17: Belava, unito all’avverbio disperatamente,
rappresenta l’inutile tentativo della pecorella
di richiamare l’attenzione del Pastore
per salvarsi. Lo spasmodico sussulto
sottolinea il tragico addio alla vita. Il Pastore
che era lontano è il Dio atarassico
che, insensibile ai richiami, lascia la
vittima al suo inesorabile destino.
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