È una lirica che mostra l’affaticamento
degli esseri viventi in una calda giornata d’estate. Solo la notte porta un
temporaneo sollievo. Da qui il titolo.
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Un rosso infuocato
a ponente
divora
l’ultima agonia
del giorno,
e infine
giunge invocata
la sera.
Ogni erba,
ogni fiore,
ogni creatura,
cerca ristoro
nel suo fresco tepore,
e della rana remota
un gracidàr roco
si sente.
Ma
breve è la notte,
...e di nuovo
è domani
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Metrica: Quattro strofe di versi
liberi con enjambement.
v.1-8: Il dì sta terminando con
il tramonto del Sole. Il caldo insopportabile che ha caratterizzato l’intera
giornata è evidenziato dal rosso
infuocato che ha martirizzato il giorno,
visto come un malato agonizzante. Divora
è una antropomorfizzazione e rende bene l’idea della insopportabilità della
calura opprimente. La sofferenza della natura è qui simboleggiata dall’
invocazione alla sera da parte di ogni creatura.
v.9-16: Ogni è ripetuto tre volte (anafora) per rimarcare il bisogno di
refrigerio di tutti gli esseri viventi. Fresco
tepore è un ossimoro. Anche la rana
a stento riesce a gracidare per la grande calura. I versi 14 e 15 presentano
varie erre (allitterazioni) che riproducono il suono roco dell’animale. Remota ha
il duplice significato di lontana e nascosta.
v.17-20: La congiunzione avversativa ma,
che occupa da sola un verso, rafforza l’idea della brevità della notte,
perchè il
nuovo domani sarà afoso come l’oggi.
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