martedì 25 ottobre 2016

la tregua

È una lirica che mostra l’affaticamento degli esseri viventi in una calda giornata d’estate. Solo la notte porta un temporaneo sollievo. Da qui il titolo.

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Un rosso infuocato
a ponente
divora
l’ultima agonia
del giorno,
            e infine
            giunge invocata
            la sera.
            Ogni erba,
            ogni fiore,
ogni creatura,
cerca ristoro
nel suo fresco tepore,
e della rana remota
un gracidàr roco
si sente.
            Ma
            breve è la notte,
            ...e di nuovo
            è domani

Metrica: Quattro strofe di versi liberi con enjambement.
v.1-8: Il dì sta terminando con il tramonto del Sole. Il caldo insopportabile che ha caratterizzato l’intera giornata è evidenziato dal rosso infuocato che ha martirizzato il giorno, visto come un malato agonizzante. Divora è una antropomorfizzazione e rende bene l’idea della insopportabilità della calura opprimente. La sofferenza della natura è qui simboleggiata dall’ invocazione alla sera da parte di ogni creatura.
v.9-16: Ogni è ripetuto tre volte (anafora) per rimarcare il bisogno di refrigerio di tutti gli esseri viventi. Fresco tepore è un ossimoro. Anche la rana a stento riesce a gracidare per la grande calura. I versi 14 e 15 presentano varie erre (allitterazioni) che riproducono il suono roco dell’animale. Remota ha il duplice significato di lontana e nascosta.
v.17-20: La congiunzione  avversativa  ma, che  occupa  da sola  un verso, rafforza l’idea  della brevità della  notte, perchè il
 nuovo domani sarà afoso come l’oggi.

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