La poesia è governata da una
velata malinconia dovuta alla constatazione dello scorrere inarrestabile del
tempo e al pensiero della morte incalzante, eventi che sono parte inevitabile
della vita di ogni creatura. Da qui il titolo.
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10
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Inesorabile
scorre
questo reo tempo
verso l’ultimo passo
della vita,
ed ogni giorno
senti scemàr
le forze
in seno.
Rimembri
allór
l’età più bella
e vorresti
di nuovo
esser bambino,
ma
il crudele destin
segue
il suo corso,
e niente
può fermare
il suo cammino.
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Inesorabile
corre
questo reo tempo
verso l’ultimo passo
della vita,
ed
ogni giorno
senti
scemàr
le
forze
in
seno.
Rimembri
allòr
l’età più bella,
e
vorresti
di
nuovo
esser
bambino,
ma
il crudele destìn
segue
il suo corso,
e
niente
può
fermare
il
suo cammino.
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Metrica:
Sei strofe di varia lunghezza con versi liberi e enjambement.
v.1-9:
La poesia si apre con un dato di fatto:
la constatazione dello scorrere inarrestabile e veloce corre del
tempo che è definito reo, perché colpevole di condurci
alla vecchiaia e alla morte espressa con la metafora l’ultimo passo.
Le forze che gradatamente ti abbandonano ne sono il sintomo più
evidente. Il seno è una sineddoche per corpo.
v.10-15:
Con la vecchiaia spesso il ricordo ritorna alla giovinezza espressa dalla
metafora l’età più bella, cioè quella del bambino che ha
ancora tutta la vita davanti a sé.
v.16-22:
Nelle poesie di Palazzini il sogno non corrisponde quasi mai alla realtà. La vita
prosegue il suo ciclo inarrestabile e niente lo può fermare. In
questi ultimi versi alla malinconia si sostituisce un leggiero pessimismo
dovuto alla triste constatazione dell’invitabile destino. Niente / può
fermare / il corso del tempo.
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