martedì 25 ottobre 2016

la strada

È una delle rare poesie che si aprono ad una timida speranza. Si tratta di un’ allegoria del cammino che l’uomo, per sua natura malvagio, intraprende verso la via, che forse, lo può condurre finalmente al bene.

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Sempre
ripida,
ardua,
insidiosa.
D’estate
solo polvere,
d’inverno
quasi un fiume,
ma
è l’unica
per salìr
fino al castello.
forse,
potrai vedèr
la luce.

Metrica: Quattro quartine con versi a schema libero e enjambement.
Titolo: È il soggetto della poesia di cui è parte integrante.
v.1-8: Le due strofe sono ellittiche: è sottinteso il verbo è.
Questi versi sono emblematici del processo catartico, allegoricamente rappresentato dalla strada, che l’uomo deve percorrere per giungere al bene. Si tratta di un cammino molto lungo e complesso sottolineato da una terminologia che ne evidenzia i pericoli ripida, ardua, insidiosa, polvere, fiume, che ostacolano il raggiungimento della meta. L’avverbio sempre serve a rimarcare la difficoltà dell’impresa nel tempo che è simbolicamente rappre- sentato dall’estate e dall’inverno.
v.9-16: Lunica strada per giungere al bene, rappresentato dal castello e dalla luce, è quella della volontà e della costanza. Il verbo salìr, che indica un movimento dal basso verso l’alto, rimarca la fatica che l’uomo deve compiere per redimersi. Nelle poesie di Palazzini non c’è comunque mai nulla di certo: non è facile per la natura umana liberarsi della sua condizione di malvagità, e la lirica si chiude con il dubbio che ciò possa realmente avvenire, espresso con un velo di pessimismo, dall’avverbio forse.


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