È una lirica in cui il poeta,
stimolato da un ipotetico interlocutore, dà una sua visione della storia, che
non è quella fatta dai potenti, ma dalle persone semplici.
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- Chi fa la storia
grande?-
tu domandi,
ed io che son poeta
ti rispondo:
-
Certamente
non
Cesare o Pompeo,
né
il sommo Garibaldi
o
il buon Mazzini,
ma il pover’ uomo
che fatica assai
per sbarcare il lunario
di ogni dì.
La
sua è una dura lotta
contro
il Fato,
contro
le avversità
della
Natura,
contro
l’incalzante vecchiaia
e
i mille affanni.
Lui si
che veramente è grande,
e avèr dovrebbe
un posto nella storia!-
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Metrica:
Cinque strofe di varia lunghezza con versi liberi e enjambement.
Titolo:
È decisamente ironico.
v.1-4:
Il poeta immagina di avere un ipotetico interlocutore che gli chiede di
esprimere una sua opinione sulla storia, quella veramente grande,
fatta di gesti eroici.
v.5-18:
Dalla risposta che l’autore dà, si evidenzia chiaramente che il suo concetto
di storia si allontana notevolmente da quello tradizionale. La storia
a cui pensa Palazzini non è quella dei grandi che si trovano sui libri di
scuola, qui schematicamente rappresentati da Cesare, Pompeo, Garibaldi
e Mazzini, ma dalle persone apparentemente insignificanti, per le quali
la lotta per la vita è veramente dura ed estenuante sbarcare
il lunario (metafora per sopravvivere). Le avversità
sono rappresentate simbolicamente dal Fato, la Natura, la
vecchiaia, gli affanni.
v.19-22:
La lirica termina con il consueto commento di Palazzini che si schiera
decisamente dalla parte degli umili per i quali si dovrebbero aprire le pagine
dei libri di storia, perché la loro vita che lotta contro
tutte le avversità / è veramente grande.
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