mercoledì 26 ottobre 2016

la resa dei conti

È una delle varie poesie che affrontano il tema del Dio vendicatore. Non ci sono preliminari all’evento e tutto avviene in un attimo. La scena è rappresentata con poche notazioni fortemente colorite di drammaticità.

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D’improvviso
il Cielo
rovinò sulla terra
in un orribile amplesso,
            e cadde la notte
            in un balenàr
            di bagliori accecanti,
            e un bubbolio lontano.
L’alba che venne
udì soltanto il silenzio,
chè tutto aveva coperto
il Pianto Celeste.

Metrica: Tre quartine con versi liberi e enjambement.
Titolo: Dà il tema di fondo.
v.1-4: Dimprovviso indica la repentinità dell’evento. Il verbo ossitono rovinò sottolinea la velocità e la drammaticità del fatto, ingigantito dall’orribile amplesso.
v.5-8: Dal dì si passa ex abrupto alla notte. Sono versi caratterizzati da colori e suoni molto forti come il balenàr, i bagliori accecanti, il bubbolio lontano, che evidenziano il manifestarsi della collera divina. Il bubbolio è una voce onomatopeica che riproduce, attraverso le allitterazioni delle B, il rumore del tuono che, sin dall’antichità, è sempre stato prerogativa degli dei. Lontano si riferisce al Cielo, e quindi indirettamente, a Dio.
v.9-12: Rappresentano la naturale conclusione della lirica: tutto viene inesorabilmente coperto dalla pioggia dilagante Pianto Celeste (metafora) e regna sovrano il silenzio. Udì e silenzio sono un ossimoro. Il Pianto non si riferisce nè alla commozione, nè al dolore di Dio, forse pentito di aver punito l’uomo con una così grande catastrofe, ma semplicemente all’acqua del diluvio.

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