È una delle varie poesie che
affrontano il tema del Dio vendicatore. Non ci sono preliminari all’evento e
tutto avviene in un attimo. La scena è rappresentata con poche notazioni
fortemente colorite di drammaticità.
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D’improvviso
il Cielo
rovinò sulla terra
in un orribile amplesso,
e cadde la notte
in un balenàr
di bagliori accecanti,
e un bubbolio lontano.
L’alba che venne
udì soltanto il silenzio,
chè tutto aveva coperto
il Pianto Celeste.
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Metrica: Tre quartine con versi
liberi e enjambement.
Titolo: Dà il tema di fondo.
v.1-4: D’improvviso indica la
repentinità dell’evento. Il verbo ossitono rovinò sottolinea la velocità e la drammaticità del fatto,
ingigantito dall’orribile amplesso.
v.5-8: Dal dì si passa ex abrupto
alla notte. Sono versi caratterizzati
da colori e suoni molto forti come il balenàr,
i bagliori accecanti, il bubbolio lontano, che evidenziano il manifestarsi della collera divina. Il bubbolio è una voce onomatopeica che riproduce, attraverso le allitterazioni delle B, il rumore del tuono che, sin
dall’antichità, è sempre stato prerogativa degli dei. Lontano si riferisce al Cielo,
e quindi indirettamente, a Dio.
v.9-12: Rappresentano la naturale
conclusione della lirica: tutto viene
inesorabilmente coperto dalla pioggia
dilagante Pianto Celeste (metafora) e
regna sovrano il silenzio. Udì e silenzio sono un ossimoro. Il Pianto non si riferisce nè alla
commozione, nè al dolore di Dio, forse pentito di aver punito l’uomo con una così
grande catastrofe, ma semplicemente all’acqua
del diluvio.
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