La poesia sembra esulare dai
consueti argomenti trattati dall’autore.
Viene qui affrontato un tema molto scabroso, e purtroppo, molto frequente: la
prostituzione forzata di ragazze ridotte in schiavitù, che a stento riescono a
liberarsi dai loro aguzzini. È però sempre presente la concezione del Dio atarassico
che, impassibile, assiste alle ingiustizie e alle crudeltà che avvengono nel
mondo senza intervenire.
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Dall’est
era giunta,
come tante,
con la falsa promessa
di un lavoro.
La
luce sua più grande
era
il fioco lampione
di
un viale
dove,
fare
la vita,
era
morire.
Quel giorno,
finalmente,
avrebbe visto
la sua liberazione,
ma non andò così.
Mentre
batteva,
un’auto
impazzita
la
travolse:
di lei
non si salvò
nemmeno il nome!
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Metrica:
Cinque strofe di varia lunghezza con versi a schema libero e enjambement.
Titolo:
È il tema di fondo.
v.1-5:
La poesia inizia ex abrupto, con la ragazza che è già stata gettata nella
strada per fare la fortuna dei suoi aguzzini. Questa strofa sintetizza il
modo con cui vengono adescate le giovani: con la falsa promessa /
di un lavoro in genere come badante o come cameriera. L’est è un
termine generico che indica il luogo dove maggiore è il reclutamento. Come
tante sottolinea la frequenza del fenomeno.
v.6-11:
Da questa strofa il climax della poesia comincia ad elevarsi in un continuo crescendo. Viene qui
messa in evidenza, con termini molto negativi, la vita squallida delle
schiave del sesso. Il fioco lampione, che simboleggia una vita
grigia, e il morire, che rappresenta il degrado morale, sono solo due
esempi delle atrocità e della privazione della dignità umana a cui sono
sottoposte le prostitute. Fare la vita è una metafora per
prostituzione. Vita e morire sono un ossimoro.
v.12-16:
Sembra che per la prostituta si apra una speranza, infatti è riuscita a
mettere da parte i soldi del suo riscatto, ma come sempre accade nelle poesie
di Palazzini, la Natura matrigna o il Dio atarassico, sono in agguato per
preparare un destino ancora più tragico. La disgrazia imminente è annunciata
dall’avversativa ma, posta all’inizio del verso.
v.17-22:
In questi versi finali viene raggiunto il massimo livello del climax
ascendente. Le parole si caricano di sarcasmo, pessimismo, tragicità, a
sottolineare il totale oblio, non solo dovuto alla morte, ma anche al più
totale anonimato non si salvò / nemmeno il nome.
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