mercoledì 26 ottobre 2016

la prostituta

La poesia sembra esulare dai consueti argomenti trattati dall’autore. Viene qui affrontato un tema molto scabroso, e purtroppo, molto frequente: la prostituzione forzata di ragazze ridotte in schiavitù, che a stento riescono a liberarsi dai loro aguzzini. È però sempre presente la concezione del Dio atarassico che, impassibile, assiste alle ingiustizie e alle crudeltà che avvengono nel mondo senza intervenire.

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Dall’est
era giunta,
come tante,
con la falsa promessa
di un lavoro.
La luce sua più grande
era il fioco lampione
di un viale
dove,
fare la vita,
era morire.
Quel giorno,
finalmente,
avrebbe visto
la sua liberazione,
ma non andò così.
Mentre batteva,
un’auto impazzita
la travolse:
di lei
non si salvò
nemmeno il nome!

Metrica: Cinque strofe di varia lunghezza con versi a schema libero e enjambement.
Titolo: È il tema di fondo.
v.1-5: La poesia inizia ex abrupto, con la ragazza che è già stata gettata nella strada per fare la fortuna dei suoi aguzzini. Questa strofa sintetizza il modo con cui vengono adescate le giovani: con la falsa promessa / di un lavoro in genere come badante o come cameriera. L’est è un termine generico che indica il luogo dove maggiore è il reclutamento. Come tante sottolinea la frequenza del fenomeno.
v.6-11: Da questa strofa il climax della poesia comincia ad   elevarsi in un continuo crescendo. Viene qui messa in evidenza, con termini molto negativi, la vita squallida delle schiave del sesso. Il fioco lampione, che simboleggia una vita grigia, e il morire, che rappresenta il degrado morale, sono solo due esempi delle atrocità e della privazione della dignità umana a cui sono sottoposte le prostitute. Fare la vita è una metafora per prostituzione. Vita e morire sono un ossimoro.
v.12-16: Sembra che per la prostituta si apra una speranza, infatti è riuscita a mettere da parte i soldi del suo riscatto, ma come sempre accade nelle poesie di Palazzini, la Natura matrigna o il Dio atarassico, sono in agguato per preparare un destino ancora più tragico. La disgrazia imminente è annunciata dall’avversativa ma, posta all’inizio del verso.
v.17-22: In questi versi finali viene raggiunto il massimo livello del climax ascendente. Le parole si caricano di sarcasmo, pessimismo, tragicità, a sottolineare il totale oblio, non solo dovuto alla morte, ma anche al più totale anonimato non si salvò / nemmeno il nome.


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