mercoledì 26 ottobre 2016

la proprietà

La poesia ipotizza un tempo lontano in cui non esisteva la proprietà privata e la vita dell’uomo era sicuramente più tranquilla.

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Vi fu
di certo
un tempo
assai lontano,
quando il possesso
ancòr
non era in uso
e l’armonia
regnava incontrastata,
ma un giorno
disse un Tizio:
- Questo è mio. -
Bastò quella parola
a scatenàr
l’inizio
della fine.

Metrica: Due strofe con versi liberi e enjambement.
Titolo: È il tema di fondo.
v.1-9: La strofa presenta un mondo idilliaco ambientato in un tempo indeterminato e quasi irreale assai lontano, in cui a stento si può credere che possa regnare l’armonia tra gli uomini. Forse il fatto che non esista ancora la proprietà privata non era in uso, giustifica la mancanza della cupidigia e della insaziabilità umana che procureranno in seguito non pochi guai.
v.10-16: La seconda strofa evidenzia, in tutta la sua tragicità, le conseguenze che possono derivare dall’aver pronunciato una semplice parola: mio. Il mondo è destinato a perdere per sempre la sua armonia e a conoscere guerre e devastazioni che imprimeranno all’intera umanità un nuovo cammino fatto di sofferenza e di dolore. A ciò allude il verbo scatenàr che, insieme alla parola fine, chiude la poesia con un tono fortemente pessimistico che non lascia purtroppo aperta nessuna speranza di tornare all’antico stato. Inizio e fine sono un ossimoro.


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