mercoledì 26 ottobre 2016

la partoriente

È ancora protagonista della poesia la Natura matrigna che, questa volta, si accanisce contro una donna che ha atteso per tanto tempo una gravidanza che finalmente è arrivata. Quando la gioia doveva essere più grande, la Natura si vendica, prendendosi madre e bambino.

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Per anni,
trepidante,
aveva atteso
quel momento
che adesso,
finalmente,
era arrivato.
Per nove mesi
cullò
quel dolce sogno,
finchè giunse
il tempo
del travaglio.
In clinica
l’accompagnò
il marito
premuroso.
- Pensa -
disse,
- entreremo in due,
usciremo in tre -,
invece
uscì
lui solo.

Metrica: Quattro strofe con versi liberi e enjambement.
Titolo: È il tema di fondo.
v.1-7: La poesia si apre con la gioia della donna che può coronare il suo sogno:  finalmente / era arrivato. L’attesa è durata molto tempo, evidenziata dall’espressione generica per anni che mette in evidenza quanto sia duro per l’uomo avere delle soddisfazioni dalla vita e quanto sia grande poi la crudeltà della Natura.
v.8-13: Il desiderio di divenire madre e l’amore per il nascituro sono evidenziati dal verbo cullò e dal dolce sogno.
v.14-21: L’aggettivo premuroso sottolinea l’affetto, verso la moglie e il figlio, del marito che già si prefigura la nuova vita espressa dai versi entreremo in due / usciremo in tre.
v.22-24: Gli ultimi versi sono carichi di un esasperato pessimismo: la Natura si riprende con gli interessi l’illusoria felicità, privando il marito della moglie e del figlio uscì / lui solo.


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