Anche questa poesia tratta un
tema molto caro al poeta, quello della Natura matrigna che si accanisce
insistentemente contro un uomo al quale ha già tolto la giovinezza, e, come
ricompensa per la sua vita di sacrifici, gli offre vecchiaia, affanni e ancòr
peggio, la morte.
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Sotto l’ombra
della quercia grande
riposa un uomo tardo
e stanco ormai,
e nell’oziàr,
rimembra il tempo
dell’età più bella,
e le fatiche usate
nell’antico fare,
e pensa alla famiglia,
ai figli cari,
a tutto quello
che dovrà lasciare.
Questo
Natura dà
per ricompensa:
solo vecchiaia
e sempre
troppi affanni!
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Metrica: Tre strofe con alcune
rime, versi a schema libero e enjambement.
Titolo: È fortemente ironico.
v.1-4: I primi versi introducono
il protagonista, che in questo caso è un vecchio tardo, che sta riposando all’ombra di una quercia. Grande e tardo indicano una certa somiglianza tra
le due vite, entrambe giunte sulla soglia della morte. Stanco evidenzia la vita di sacrifici sopportata dal vecchio.
v.5-13: L’oziàr non è dovuto alla scarsa inclinazione per il lavoro, ma alle
forze che ormai l’hanno abbandonato. L’unico conforto che gli rimane è il
ripensare alla giovinezza, l’età più bella (metafora), ma nel pensiero
compaiono anche ricordi spiacevoli, le
fatiche sopportate durante la sua vita antico
fare (metafora), e gli affetti che dovrà lasciare,
rappresentati dalla famiglia e dai figli cari.
v.14-19: Gli ultimi versi sono la
naturale conclusione della poesia: la Natura,come ricompensa per una vita di stenti, non può
che regalarci vecchiaia e affanni.
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