mercoledì 26 ottobre 2016

il prato della fattoria

Tutta la lirica è una grande allegoria della vita umana nella sua incessante lotta per l’esistenza che si carica spesso di illusioni e di vane speranze. Come quasi sempre avviene nei versi di Palazzini, alla fine però, è sempre la Natura matrigna a dettare la sua legge.

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Nella fresca stagiòn
di primavera,
il grande prato
della fattoria
si ricoprì
d’un verde intenso.
Sotto quell’ immensa coltre,
fiori multicolori
gareggiavan
per vedere il Sole.
Alcuni,
nell’immane lotta,
esausti,
ricadevano
nell’ombra
come morti,
altri,
quali piccoli eroi,
si ergevan vittoriosi
verso il cielo.
Ma
durò poco
quell’ incanto:
col giunger
dell’estate,
tutto
si colorò
d’un giallo spento.

Metrica: Sei strofe di varia lunghezza con versi a schema libero e enjambement.
Titolo: Rappresenta allegoricamente il regno della Natura matrigna.
v.1-6: Sin dalla  prima strofa  i versi sono permeati di una forte simbologia: il prato è l’emblema della vita sulla terra con la
sua multiforme varietà grande. La fresca stagiòn / di primavera è la metafora della giovinezza, il verde intenso allude alle speranze e alle aspettative a cui ogni essere vivente aspira incessantemente. La fattoria, di cui fa parte il prato, cioè gli esseri viventi, è il regno della Natura matrigna che a volte, e solo per breve tempo, concede una vita felice. A ciò allude la terminologia positiva di questa strofa: fresca, primavera, si ricoprì, verde intenso.
v.7-10: I fiori multicolori rappresentano le varie  tipologie umane sempre in competizione tra loro in una eterna lotta per il primato gareggiavan. Il Sole ha in questi versi un doppio significato: da un lato rappresenta allegoricamente l’ambita meta dello sforzo umano, dall’altro, come si intuisce dai versi  finali, è un nemico, in quanto strumento di distruzione della Natura matrigna.
v.11-20: Queste strofe sono costruite sulla contrapposizione
tra alcuni e altri a significare il diverso esito che ha la lotta dell’uomo contro l’uomo e contro le avversità della Natura. Gli ag- gettivi immane ed esausti  rendono bene l’idea della grandiosità  e della pericolosità dell’impresa. In questo arduo percorso alcuni, i più deboli, periscono prima di giungere alla meta ricadevano /  come morti, / altri, i più forti o i più fortunati, assumono il ruolo di piccoli eroi, si ergevan vittoriosi, per le loro conquiste rappresentate simbolicamente dal cielo.
v.21-28: Nessuno riesce però troppo a lungo durò poco, ad eludere l’azione distruttrice della Natura matrigna. L’avversativa ma e il sostantivo incanto, aprono la strada alla triste realtà: la calura estiva secca inesorabilmente il prato verde e i fiori multicolori, tutto uniformando in un unico colore, il giallo spento, simbolo qui della morte. Incanto sta ad indicare un momento magico della vita che, proprio perché frutto dell’inganno, è destinato inesorabilmente a cessare.          
Esaminiamo Il prato della fattoria, una poesia a schema libero e senza rime che permette al poeta  di potersi muovere, esente da ogni condizionamento metrico. Indicando con una _/ le vocali toniche e  con una v quelle  atoniche, abbiamo il seguente grafico:

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Nèlla frèsca stagiòn
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dì primavèra
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ìl grànde pràto
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dèlla fattorìa
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sì ricoprì
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d’ ùn vèrde intènso
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Sòtto quèll’immènsa còl- tre
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v
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fiòri mùlticolòri
v
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Gareggiàvan
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pèr vedère il Sòle
v
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Alcùni
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nèll’immàne lòtta
v
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Esàusti
v
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v
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Ricadèvano
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nèll’òmbra
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còme mòrti
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Altri
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quàli pìccoli eròi
v
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v
v
v
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v

s’ ergèvan vittoriòsi
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v
v
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vèrso il cièlo.
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v
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v




durò pòco
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v
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quèll’incànto
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còl giùnger
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dèll’estàte
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Tùtto
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v
v
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sì colorò
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v
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v



d’ùn giàllo spènto

Come si vede dalla grafica i versi sono molto eterogenei spaziando da quelli monosillabici fino agli ottonari con piedi trocaici, giambici e dattilici che imprimono alla poesia un ritmo ora ascendente, ora discendente che crea una diversa musicalità. Dal punto di vista metrico ci sono tre crasi. Al v.10 la seconda e atonica di vedere si elide a favore della i atonica di il (vedèril). Al v.18 la i atonica di piccoli si elide a favore della e atonica di eroi (pìccoleròi). Al v.20 la o atonica di verso si elide a favore della i atonica di il (vèrsil).


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