È una lirica che si presta ad
almeno due chiavi di lettura: una letterale, dal contesto abbastanza semplice,
ed una più complessa che potremmo definire metaforico - allegorica, che evoca
uno dei temi più trattati nella poesia di Palazzini, il rapporto sempre
problematico tra l’uomo e la Natura matrigna.
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Nell’immensità
dell’oceano
navigava
l’agile barca
del nocchiero.
Quella
piccola prua
di
duro legno
era
il suo regno,
ed
egli
come
un re
la
governava
tra
gli scogli insidiosi
e
le correnti.
Spavaldo,
batteva
in lungo e in largo
il vasto umore,
e
il tempo
pareva
non
passare,
ma
un giorno,
traditrice un’onda
lo travolse,
e
sprofondò
con
il suo regno
in
fondo al mare!
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Metrica:
Sei strofe di varia lunghezza, con versi liberi, alcune rime e enjambement.
Titolo:
È l’emblematico tema di fondo.
v.1-5:
Sotto la figura del nocchiero si nasconde l’uomo che si barcamena
tra i numerosi meandri dell’esistenza, rappresentati dall’immensità / dell’oceano. Il
navigare indica emblematicamente il trascorrere della vita. L’agile barca sono i mezzi dei quali
l’uomo si serve nelle sue attività quotidiane. L’aggettivo agile è usato in senso ironico, da un lato perchè nelle liriche di
Palazzini ogni vita è sempre costellata di difficoltà, dall’altro perché ci si
illude troppo spesso di poter trascorrere un’esistenza tranquilla, al riparo dalle malefatte della
Natura matrigna.
v.6-13: La piccola prua (metafora e sineddoche), rappresenta il guscio che
ogni essere vivente si costruisce per la sua inutile difesa contro tutte le
avversità. Anche il duro legno (metonimia), è carico di forte ironia, poiché nella ‛filosofia’ del poeta non c’è
niente che la forza della Natura non possa abbattere. L’uomo, nella sua
perpetua illusione, pensa erroneamente di potersi districare tra le mille
difficoltà dell’esistenza, allegoricamente rappresentate dagli scogli insidiosi / e le correnti, e
crede di condurre la vita a suo piacimento come
un re / la governava.
v.14-20:
Spavaldo allude all’errata convinzione di credersi invincibile, di poter
dominare il mondo batteva / in lungo e in largo / il vasto umore (metafora
per mare) ed anche il tempo il tempo /
pareva / non passare.
v.21-27:
I versi che chiudono la poesia rappresentano il trionfo della Natura matrigna
che si serve, come spesso avviene nelle poesie di Palazzini, degli agenti
naturali per infierire sull’uomo. Il climax improvvisamente si carica di cupo
pessimismo e i termini assumono connotazioni fortemente negative traditrice,
travolse, sprofondò, fondo. Il regno dell’uomo è cosa
effimera e tutto finisce nell’oblio, metaforicamente rappresentato dal fondo
del mare.
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