giovedì 27 ottobre 2016

il cerchio

La poesia ha un andamento circolare, da notte a notte. Protagonista è la natura nelle sue varie forme, dai monti agli uccelli, all’uomo. Emblematicamente tutta la lirica è una grande allegoria della ripetitività della vita di tutti gli esseri viventi: da qui il titolo.

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Dormono nella notte 
i nostri monti, 
ma già son desti
al sorger dell’aurora 
e gettan nella valle 
ombre giganti, 
che poi disperde 
il sole del mattino. 
            Allora senti 
            il suòn della campana 
            che chiama già 
il villano al suo lavoro, 
e senti degli uccelli 
il noto canto. 
Così s’inizia 
un altro dì che incede, 
e che la notte poi, 
di nuovo attende. 

Metrica: Tre strofe di varia lunghezza con schema libero e enjambement, ma se i versi sono letti a coppie, il loro insieme forma un endecasillabo.
v.1-8: La notte è il momento del riposo. Dormono anche i monti che sembra seguano il ritmo della vita dell’uomo, infatti si svegliano insieme al villano. Nostri indica una profonda interrelazione tra uomo e natura, un instaurato e consolidato rapporto affettivo tra il montanaro e i suoi monti. Le ombre giganti, proiettate nella  valle, rappresentano  una sorta di  protezione della natura verso l’uomo durante il suo riposo e, ovviamente, questa cessa con l’inizio della  giornata lavorativa, simboleggiata  dal sole del mattino.
v.9-18: Allora segna il momento del risveglio dell’uomo con il suòn della campana e i rumori di ogni giorno, come il canto / degli uccelli. Noto ha qui infatti, il significato di abitudinario. La figura che rappresenta il lavoro è, come sempre, il villano. La poesia termina con la constatazione del poeta dell’inevitabile routine.


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