La poesia ha un andamento
circolare, da notte a notte. Protagonista è la natura nelle sue varie forme,
dai monti agli uccelli, all’uomo.
Emblematicamente tutta la lirica è una grande allegoria della ripetitività
della vita di tutti gli esseri viventi: da qui il titolo.
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Dormono nella notte
i nostri monti,
ma già son desti
al sorger
dell’aurora
e gettan nella valle
ombre giganti,
che poi disperde
il sole del mattino.
Allora senti
il suòn della campana
che chiama già
il
villano al suo lavoro,
e
senti degli uccelli
il
noto canto.
Così s’inizia
un altro dì che
incede,
e che la notte poi,
di nuovo attende.
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Metrica: Tre strofe di varia
lunghezza con schema libero e enjambement, ma se i versi sono letti a coppie,
il loro insieme forma un endecasillabo.
v.1-8: La notte è il momento del riposo. Dormono
anche i monti che sembra seguano il
ritmo della vita dell’uomo, infatti si svegliano insieme al villano. Nostri indica una profonda interrelazione tra uomo e natura, un
instaurato e consolidato rapporto affettivo tra il montanaro e i suoi monti. Le ombre giganti, proiettate nella
valle, rappresentano una sorta di protezione della natura verso
l’uomo durante il suo riposo e, ovviamente, questa cessa con l’inizio della giornata lavorativa, simboleggiata dal sole
del mattino.
v.9-18:
Allora segna il momento del risveglio
dell’uomo con il suòn della campana e
i rumori di ogni giorno, come il canto / degli uccelli. Noto ha qui infatti, il significato di
abitudinario. La figura che rappresenta il lavoro è, come sempre, il villano. La poesia termina con la
constatazione del poeta dell’inevitabile routine.
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