giovedì 27 ottobre 2016

il demiurgo


È una delle varie poesie dedicate alla Natura che è vista dal poeta come una  forza cieca  e meccanica, il cui solo fine è quello di creare e distruggere.
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La banderuola della torre 
sembrava impazzita, 
sbattevano le imposte 
come percosse 
da un fremito, 
e il mare era mosso 
da onde imponenti. 
        Sotto quell’immenso Cielo,
        agiva una forza cieca 
        che rovinava sulla case 
        e incuteva, in tutti, 
        un indefinibile timore.

Metrica: Due strofe con versi liberi e enjambement.
Titolo: Il Demiurgo è un personaggio della filosofia platonica che, osservando il mondo delle idee, crea le cose. Le idee rappresentano il numeno, le cose il fenomeno, cioè il mondo incorruttibile e quello corruttibile. Le cose sono quindi la brutta copia delle idee ed è per questo che sono imperfette e spesso illogiche.
v.1-7: Il fremito che muove le cose è la forza della Natura nel suo cieco ed incessante agire. La meccanicità e casualità dei movimenti sono date dai termini impazzita, sbattevano, percosse, mosso, imponenti. Tutti i versi sono pervasi da una forte irrazionalità, come se non esistesse nessuna logica a guidare gli eventi. Mosso e imponenti si riferiscono anche alla potenza distruttrice della Natura.
v.8-12: Il Cielo immenso dà la dimensione della piccolezza dell’uomo che sembra schiacciato da un peso insopportabile. La forza è cieca a causa dell’assenza di Dio dal mondo, che rimane dunque privo di una guida e si muove senza un’intelligenza preordinata. Il termine rovinava dà l’idea della drammaticità degli eventi che si abbattono violentemente sul mondo e che l’uomo  non  comprende. Da qui l’indefinibile timore che provano non solo l’uomo, ma  tutti gli esseri viventi.


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