È una delle varie poesie dedicate
alla Natura che è vista dal poeta
come una forza cieca e meccanica, il cui solo fine è quello di creare
e distruggere.
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La banderuola della
torre
sembrava impazzita,
sbattevano le
imposte
come percosse
da un fremito,
e il mare era mosso
da onde imponenti.
Sotto quell’immenso Cielo,
agiva una forza cieca
che rovinava sulla case
e incuteva, in tutti,
un indefinibile timore.
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Metrica: Due strofe con versi
liberi e enjambement.
Titolo: Il Demiurgo è un personaggio della filosofia platonica che,
osservando il mondo delle idee, crea le cose. Le idee rappresentano il
numeno, le cose il fenomeno, cioè il mondo incorruttibile e quello
corruttibile. Le cose sono quindi la brutta copia delle idee ed è per questo
che sono imperfette e spesso illogiche.
v.1-7: Il fremito che muove le cose è la forza
della Natura nel suo cieco ed incessante agire. La meccanicità e casualità dei
movimenti sono date dai termini impazzita,
sbattevano, percosse, mosso,
imponenti. Tutti i versi sono pervasi da una forte irrazionalità, come se
non esistesse nessuna logica a guidare gli eventi. Mosso e imponenti si
riferiscono anche alla potenza distruttrice della Natura.
v.8-12: Il Cielo immenso dà la dimensione della piccolezza dell’uomo che
sembra schiacciato da un peso insopportabile. La forza è cieca a causa
dell’assenza di Dio dal mondo, che rimane dunque privo di una guida e si muove
senza un’intelligenza preordinata. Il termine rovinava dà l’idea della drammaticità degli eventi che si
abbattono violentemente sul mondo e che l’uomo
non comprende. Da qui l’indefinibile timore che provano non solo
l’uomo, ma tutti gli esseri viventi.
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