giovedì 27 ottobre 2016

destino beffardo

È una delle poesie dedicate allo scorrere inarrestabile del tempo che prepara all’uomo la vecchiaia e l’inevitabile morte.

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Veloce, come foglia 
che inaridisce 
il Sol di primavera, 
del giovanìl candòr 
trascorre il tempo, 
e presta s’avvicina 
la vecchiaia 
che reca seco 
affanni e tanti guai. 
        Allora 
        forse è meglio 
        uscìr di vita, 
        ...chè nessuna speranza 
        lascia il Fato. 

Metrica: Due strofe di varia lunghezza con versi liberi e enjambement.
Titolo: Dà il tema di fondo.
v.1-7: La giovinezza giovanìl candòr (metafora) viene paragonata alla foglia che il Sole primaverile fa seccare. Veloce sottolinea la rapidità del passaggio dalla giovinezza alla vecchiaia. Inaridisce è riferito alla foglia, e allegoricamente, simboleggia l’inevitabile declino verso l’età della canizie. Il candòr (metafora) è l’ingenuità tipica della giovinezza. Presta sta per veloce.
v.8-14: Le caratteristiche della vecchiaia sono schematicamente rappresentate dagli affanni e dai tanti guai. La poesia termina, come sempre, con l’amara riflessione del poeta: se si deve vivere male, è meglio morire subito uscìr di vita (metafora), perché il destino non lascia comunque scampo.


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