La poesia è incentrata sull’aspettativa
di un cambiamento che non avviene. Come sottolineato dal titolo, il colore nero
ne è l’indiscusso protagonista. Tutti i
versi sono caratterizzati da una atmosfera
cupa e opprimente che rende spasmodica l’attesa dell’evento.
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Quella notte
nemmeno la Luna si levò
a illuminàr la valle:
un buio opprimente
dominava le cose.
Nel bosco,
nè si udiva
grido di uccello
nè di silvano animale.
Anche il piccolo paese
era avvolto
in una fitta tenebra,
con i lampioni spenti
nelle oscure vie,
e nessùn lume
sotto i tetti aguzzi
delle case di legno.
Tutti stavano
in silente attesa.
Solo un cane,
col suo continuo lamento,
invocava la luce,
...ma la luce non venne!
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Metrica: Quattro strofe di varia
lunghezza con versi liberi e
enjambement.
v.1-5: Quella notte non è una notte
determinata, ma una qualunque. Si tratta comunque di una notte anomala in cui non si leva nemmeno la Luna e di cui protagonista è il buio. Si intuisce che questa
strofa, come il resto della poesia, sia dominata dall’allegoria. Il buio opprimente è il simbolo della
condizione dell’uomo su questa terra, e la
Luna che non si leva è quello del Dio
atarassico che non ascolta le invocazioni dell’umanità sofferente.
v.6-9: Anche gli animali sembrano
vivere questo clima di attesa. Non ci sono le voci consuete della notte con i gridi degli uccelli e i
rumori prodotti dagli altri esseri notturni.
Silvano è un latinismo.
v.10-23: Il paese è avvolto nella
desolazione più totale con una fitta
tenebra al posto del cielo solitamente illuminato, i lampioni spenti, le vie oscure e nessùn lume dentro le case. Tutti stanno in silente attesa, come
se il silenzio potesse favorire il manifestarsi dell’evento. Solo un cane mostra palesemente il suo disagio con un continuo lamento, ma nemmeno la sua voce
viene ascoltata. La luce, ossia l’aiuto divino, rimane solo una
chimera non venne.
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