lunedì 24 ottobre 2016

routine

ROUTINE
Questa lirica affronta il tema del lavoro quotidiano, ripetitivo e stressante e pur tuttavia, ineliminabile nella vita dell’uomo. Soprattutto i bassi ceti sociali sono costretti, da un ineluttabile destino, ad una vita di stenti e di privazioni e sempre ostacolati, nella loro azione, dalla Natura matrigna. Non è un caso che molto spesso protagonista della poesia sia il buòn villano che ben rappresenta chi si guadagna il cibo con fatica.

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Quando scende la coltre della sera
fumare vedi, nell’ incerta luce,
i comignoli alti delle case.
            Allora cessa ognuno il suo travaglio
            e la campagna, tacita, riposa.
            La famigliola intorno al desco siede
a consumare il pasto suo frugale,
e del dì novellando e del domani,
trascorre la sua cena il buòn villano.
            Dipoi, spossato ormai, nel caro letto
            con la consorte e i figli suoi si stende
            e presto, all’alba, l’opra sua riprende !

Metrica: Quattro terzine in endecasillabi sciolti e enjambement.
Titolo: Costituisce il tema di fondo e sottolinea la ripetitività del lavoro quotidiano.
v.1-5: Il verbo scende dà l’idea di qualcosa che viene dall’alto e sembra incombere, come una minaccia, sulle povere case.
Il sostantivo coltre evoca un oggetto pesante e quindi rafforza il concetto sopra esposto. La sera, caratterizzata anche dall’incerta luce, è però anche il momento in cui finalmente cessa il lavoro travaglio (francesismo) e la famiglia si riunisce intorno al desco (tavola) che, insieme al caro letto, sono il simbolo dell’unità e del calore. Il termine  travaglio rimarca la fatica del lavoro. Anche la campagna è partecipe di questo momentaneo riposo che è sottolineato dall’aggettivo tacita.
v.6-9: Il  vezzeggiativo - diminuitivo famigliola sta ad indi- care l’intimità e l’affetto che regnano in questo povero ambiente. Il pasto è frugale in quanto fatto di poche cose e di scarsa qualità. Il gerundio novellando (arcaismo), sembra allungare il dialogo tra i membri della famiglia.
v.10-12: Il lungo giorno di lavoro ha stancato il buòn vil­lano che, alfine, si concede il meritato riposo. Villano va inteso nel suo significato etimologico, cioè contadino. Anche in questi versi si può notare il calore umano che si trova nelle persone semplici: tutta la famiglia si stende sullo stesso letto, che è unico non solo per motivi di povertà, ma anche di affetto. L’alba segna la ripresa della routine. Il presto, unito ad alba, dà l’idea del sacrificio e della fatica umana con il lavoro che si protrae sempre fino al tramonto.


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