ROUTINE
Questa lirica affronta il tema
del lavoro quotidiano, ripetitivo e stressante e pur tuttavia, ineliminabile
nella vita dell’uomo. Soprattutto i bassi ceti sociali sono costretti, da un
ineluttabile destino, ad una vita di stenti e di privazioni e sempre
ostacolati, nella loro azione, dalla Natura matrigna. Non è un caso che molto
spesso protagonista della poesia sia il buòn villano che ben rappresenta chi
si guadagna il cibo con fatica.
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Quando scende la coltre
della sera
fumare vedi, nell’
incerta luce,
i comignoli alti delle
case.
Allora cessa ognuno il suo travaglio
e la campagna, tacita, riposa.
La famigliola intorno al desco siede
a consumare il pasto suo
frugale,
e del dì novellando e del
domani,
trascorre la sua cena il
buòn villano.
Dipoi, spossato ormai, nel caro letto
con la consorte e i figli suoi si stende
e presto, all’alba, l’opra sua riprende !
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Metrica: Quattro terzine in
endecasillabi sciolti e enjambement.
Titolo: Costituisce il tema di
fondo e sottolinea la ripetitività del lavoro quotidiano.
v.1-5: Il verbo scende dà l’idea di qualcosa che viene
dall’alto e sembra incombere, come una minaccia, sulle povere case.
Il
sostantivo coltre evoca un oggetto pesante e quindi rafforza il
concetto sopra esposto. La sera, caratterizzata
anche dall’incerta luce, è però anche
il momento in cui finalmente cessa il
lavoro travaglio (francesismo) e la famiglia si riunisce intorno al desco (tavola) che, insieme al caro letto, sono il simbolo dell’unità e
del calore. Il termine travaglio rimarca la fatica del lavoro.
Anche la campagna è partecipe di
questo momentaneo riposo che è sottolineato dall’aggettivo tacita.
v.6-9: Il vezzeggiativo - diminuitivo famigliola sta ad indi- care l’intimità
e l’affetto che regnano in questo povero ambiente. Il pasto è frugale in quanto
fatto di poche cose e di scarsa qualità. Il gerundio novellando (arcaismo), sembra
allungare il dialogo tra i membri della famiglia.
v.10-12: Il lungo giorno di
lavoro ha stancato il buòn villano
che, alfine, si concede il meritato riposo. Villano
va inteso nel suo significato etimologico, cioè contadino. Anche in questi
versi si può notare il calore umano che si trova nelle persone semplici: tutta
la famiglia si stende sullo stesso letto,
che è unico non solo per motivi di povertà, ma anche di affetto. L’alba segna la ripresa della routine. Il presto, unito ad alba, dà
l’idea del sacrificio e della fatica umana con il lavoro che si protrae
sempre fino al tramonto.
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