lunedì 24 ottobre 2016

nihil superest

NIHIL SUPEREST
È una poesia basata interamente sul senso dell’udito e l’ambientazione è lasciata volutamente nel vago. Tutto è avvolto nel mistero e anche l’imbrunire contribuisce a creare un’atmosfera surreale.

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15
Lontano,
di fievoli note,
un canto di donna 
si sente,
            …sul far della sera,
e querulo,
un pianto di bimbo
portato dal vento,
            …sul far della sera,
e grave,
un frùscio
di foglie già morte,
            …sul far della sera,
e poi un grido,
e quindi più niente,
            …sul far della sera.

Metrica: Otto strofe di lunghezza decrescente per numero di versi 4,3,3,2, di cui quattro di un solo verso costituiscono una sorta di ripetuta nenia (anafora). Il numero decrescente dei versi indica, anche graficamente, che l’evento si compie con graduali passaggi.
Titolo: Enuncia il tema di fondo (niente si salva).
v.1-4: I primi due versi sono ellittici: è sottinteso fatto. Il Lontano iniziale dà subito il senso del vago, accresciuto dalle fievoli note. Fievoli significa che si tratta di un suono indistinto che ci fa percepire la melodia, ma non le parole di cui è fatto.
v.5-9-13-16: Questi versi costituiscono il ritornello della poesia (anafora) e sono costruiti sul suono vibrante delle erre e delle elle  (allitterazioni), per creare un’ atmosfera che anticipa la conclusione della poesia, quasi ad indicare l’aspettativa di un terribile evento.
v.6-8: Pianto e querulo (lamentoso) esprimono uno stato di  sofferenza del bambino. Portato si riferisce al pianto.
v.10-12: Il rumore delle foglie dovrebbe essere leggiero, invece è grave che non significa soltanto pesante, ma anche fastidioso, molesto, quasi insopportabile e il disagio è accresciuto dal già morte.
v.14-15: Il poi introduce la conclusione della poesia. Il grido e il più niente evocano la tragedia ormai compiuta, che viene volutamente lasciata all’immaginazione del lettore.
Tutta la poesia è costruita su un forte climax ascendente: prima il canto appena percepito, poi il pianto lamentoso del bimbo, poi il frùscio delle foglie / già morte, e da ultimo, il grido e il più niente. Alla fine domina soltanto un inquietante silenzio.

Nelle lingue classiche risulta abbastanza agevole determinare il ritmo e l’armonia del verso poichè è molto chiara la distinzione tra vocali lunghe e brevi. In italiano, però, questa peculiarità si è persa, perciò la costruzione del verso risulta più complessa. È possibile comunque dare ritmo e musicalità basandoci sull’alternanza delle vocali toniche e atoniche, considerando lunghe quelle toniche e brevi quelle atoniche. Prendiamo come esempio la poesia Nihil superest.

Quartina: 1° verso trisillabico
                2° verso esasillabico
                3° verso esasillabico
                4° verso trisillabico

Come si può notare, i versi che aprono e chiudono la strofa, sono per numero di sillabe esattamente la metà dei versi centrali, creando nei versi 1- 4 un ritmo più veloce, e nei versi 2 - 3 un ritmo più lento.
Terzina:1° verso: quadrisillabico
               2° verso: esasillabico
               3° verso: esasillabico
Terzina:  1° verso: trisillabico
               2° verso: trisillabico
               3° verso: esasillabico
Distico:   1° verso: esasillabico
               2° verso: esasillabico
Anafora: un solo verso esasillabico

Rappresentando con una linea lunga _/ le vocali toniche, e con una v quelle atoniche, possiamo vedere graficamente lo schema seguito:

v
_/
v



Lontàno
v
_/
v
v
_/
v
di fièvoli nòte
v
_/
v
v
_/
v
un cànto di dònna
v
_/
v


v
si sènte
v
_/
v
v
_/
v
sul fàr della sèra
v
_/
v
v

v
e quèrulo
v
_/
v
v
_/
v
un piànto di bìmbo
v
_/
v
v
_/
v
portàto dal vènto
v
_/
v
v
_/
v
sul fàr della sèra
v
_/




e gràve
v
_/




un frùscio
v
_/
v
v
_/
v
di fòglie gia mòrte
v
_/
v
v
_/
v
sul fàr della sèra
v
_/
v
v
_/
v
e pòi un grìdo
v
_/
v
v
_/
v
e quìndi piu niènte
v
_/
v
v
_/
v
sul fàr della sèra.

Come è evidenziato bene dalla grafica, il primo ictus in tutti i versi cade sulla seconda sillaba, con la scansione breve - lunga - breve o  breve - lunga - breve - breve - lunga - breve, creando un ritmo ascendente - discendente, che sottolinea l’atmosfera di attesa che caratterizza la poesia.



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