NIHIL SUPEREST
È una
poesia basata interamente sul senso dell’udito e l’ambientazione è lasciata
volutamente nel vago. Tutto è avvolto nel mistero e anche l’imbrunire
contribuisce a creare un’atmosfera surreale.
1
5
10
15
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Lontano,
di fievoli note,
un canto di donna
si sente,
…sul far della sera,
e querulo,
un pianto di bimbo
portato dal vento,
…sul far della sera,
e grave,
un frùscio
di foglie già morte,
…sul far della sera,
e poi un grido,
e quindi più niente,
…sul far della sera.
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Metrica: Otto strofe di lunghezza
decrescente per numero di versi 4,3,3,2, di cui quattro di un solo verso
costituiscono una sorta di ripetuta nenia (anafora). Il numero decrescente
dei versi indica, anche graficamente, che l’evento si compie con graduali passaggi.
Titolo: Enuncia il tema di fondo
(niente si salva).
v.1-4:
I primi due versi sono ellittici: è sottinteso fatto. Il Lontano
iniziale dà subito il senso del vago, accresciuto dalle fievoli note. Fievoli
significa che si tratta di un suono indistinto che ci fa percepire la melodia,
ma non le parole di cui è fatto.
v.5-9-13-16:
Questi versi costituiscono il ritornello della poesia (anafora) e sono
costruiti sul suono vibrante delle erre e delle elle (allitterazioni), per creare un’ atmosfera che
anticipa la conclusione della poesia, quasi ad indicare l’aspettativa di un terribile evento.
v.6-8:
Pianto e querulo (lamentoso) esprimono uno stato di sofferenza del bambino. Portato si
riferisce al pianto.
v.10-12:
Il rumore delle foglie dovrebbe essere leggiero, invece è grave
che non significa soltanto pesante, ma anche fastidioso, molesto, quasi
insopportabile e il disagio è accresciuto dal già morte.
v.14-15:
Il poi introduce la conclusione della poesia. Il grido e il più
niente evocano la tragedia ormai compiuta, che viene volutamente
lasciata all’immaginazione del lettore.
Tutta
la poesia è costruita su un forte climax ascendente: prima il canto
appena percepito, poi il pianto lamentoso del bimbo, poi il frùscio
delle foglie / già morte, e da ultimo, il grido e il più niente.
Alla fine domina soltanto un inquietante silenzio.
Nelle lingue classiche risulta
abbastanza agevole determinare il ritmo e l’armonia del verso poichè è molto
chiara la distinzione tra vocali lunghe e brevi. In italiano, però, questa
peculiarità si è persa, perciò la costruzione del verso risulta più complessa. È
possibile comunque dare ritmo e musicalità basandoci sull’alternanza delle
vocali toniche e atoniche, considerando lunghe quelle toniche e brevi quelle
atoniche. Prendiamo come esempio la poesia Nihil superest.
Quartina:
1° verso trisillabico
2° verso esasillabico
3° verso esasillabico
4° verso trisillabico
Come si può notare, i versi che
aprono e chiudono la strofa, sono per numero di sillabe esattamente la metà dei
versi centrali, creando nei versi 1- 4 un ritmo più veloce, e nei versi 2 - 3
un ritmo più lento.
Terzina:1° verso: quadrisillabico
2°
verso: esasillabico
3° verso: esasillabico
Terzina: 1° verso: trisillabico
2° verso: trisillabico
3° verso: esasillabico
Distico: 1°
verso: esasillabico
2° verso: esasillabico
Anafora:
un solo verso esasillabico
Rappresentando
con una linea lunga _/ le vocali toniche, e con una v quelle atoniche, possiamo
vedere graficamente lo schema seguito:
v
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v
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Lontàno
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v
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v
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v
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di
fièvoli nòte
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v
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un
cànto di dònna
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v
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si
sènte
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v
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v
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sul fàr
della sèra
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v
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e
quèrulo
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v
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v
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v
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v
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un
piànto di bìmbo
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v
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v
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v
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portàto dal vènto
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v
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v
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v
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sul fàr
della sèra
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v
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e gràve
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v
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un
frùscio
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v
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v
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v
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di
fòglie gia mòrte
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v
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sul fàr
della sèra
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v
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e pòi
un grìdo
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v
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v
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v
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e
quìndi piu niènte
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v
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_/
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v
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v
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_/
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v
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sul fàr
della sèra.
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Come è evidenziato bene dalla
grafica, il primo ictus in tutti i versi cade sulla seconda sillaba, con la
scansione breve - lunga - breve o breve -
lunga - breve - breve - lunga - breve, creando un ritmo ascendente -
discendente, che sottolinea l’atmosfera di attesa che caratterizza la poesia.
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