lunedì 24 ottobre 2016

natura matrigna

Come evidenziato dal titolo, la poesia che si nutre di reminescenze leopardiane, ha per oggetto il tema della Natura matrigna, un argomento che è una costante nelle liriche del poeta. Essa si divide in due parti: la prima ci presenta una visione idilliaca della realtà (v.1-9), con la ragazza che vive la spensieratezza della gioventù, la seconda ci mostra il vero volto della Natura che inganna l’uomo e gli prepara le più amare sorprese (v.10-23).

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Com’eri bella 
in quei lontani dì! 
Sparsi i capelli al vento, 
brillavan gli occhi tuoi 
mentre cantavi. 
        Ti sorrideva allòr la vita, 
        e tu, avida, 
        vivevi l’innocente candòr 
        dell’età bella. 
Appena al dolce mondo 
t’affacciavi, 
quando del maligno destìn 
si rivelò l’inganno. 
        Non balli, non amori, 
        non future speranze 
        avesti tu, 
        chè, al primo tepòr 
        ch’annuncia primavera, 
        ancora acerbo 
 fu colto il frutto tuo!
O  Natura, Natura, 
perchè sì tanto  
illudi i figli tuoi? 

Metrica: Cinque strofe di varia lunghezza con versi liberi e
enjambement.
v.1-9: È la parte idilliaca della poesia pervasa da notazioni positive: bella, brillavan, sorrideva, vivevi, candòr, età bella. Sparsi i capelli è un accusativo alla greca. Il brillare degli occhi e il canto indicano la gioia di vivere. Avida allude all’ipotetico godimento della vita. Innocente significa che la ragazza non ha ancora appreso la malizia tipica della donna né ha conosciuto la malvagità della Natura. L’età bella è una metafora per gioventù.
v.10-20: L’affacciarsi al dolce mondo, cioè alla vita di donna, segna la svolta decisiva per la fanciulla. Il destino beffardo le ha tramato un terribile inganno. Tutti i versi sono pervasi da dolore, compassione e pessimismo. I versi 14 e 15 sono introdotti dalla negazione: non balli, non amori,/ non future speranze per rimarcare tutto ciò che la ragazza avrebbe dovuto avere e che la Natura le ha invece negato. Il primo tepòr / channuncia primavera rappresenta allegoricamente il passaggio dalla pubertà alla giovinezza. La vita della fanciulla è paragonata ad un frutto (metafora) colto prima della sua maturazione.
v.21-23: La poesia termina con il grido disperato del poeta che assume il tono di forte denuncia contro una Natura che si accanisce così tanto sui suoi figli.


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