Come evidenziato dal titolo, la
poesia che si nutre di reminescenze leopardiane, ha per oggetto il tema della
Natura matrigna, un argomento che è
una costante nelle liriche del poeta. Essa si divide in due parti: la prima ci
presenta una visione idilliaca della realtà (v.1-9), con la ragazza che vive la
spensieratezza della gioventù, la seconda ci mostra il vero volto della Natura
che inganna l’uomo e gli prepara le più amare sorprese (v.10-23).
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1
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10
15
20
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Com’eri bella
in quei lontani dì!
Sparsi i capelli al
vento,
brillavan gli occhi
tuoi
mentre cantavi.
Ti sorrideva allòr la vita,
e tu, avida,
vivevi l’innocente candòr
dell’età bella.
Appena al dolce
mondo
t’affacciavi,
quando del maligno
destìn
si rivelò l’inganno.
Non balli, non amori,
non future speranze
avesti tu,
chè, al primo tepòr
ch’annuncia primavera,
ancora acerbo
fu colto il
frutto tuo!
O Natura, Natura,
perchè sì tanto
illudi i figli tuoi?
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Metrica: Cinque strofe di varia
lunghezza con versi liberi e
enjambement.
v.1-9: È
la parte idilliaca della poesia pervasa da notazioni positive: bella, brillavan, sorrideva, vivevi, candòr, età bella. Sparsi i capelli è un accusativo alla greca. Il brillare degli occhi e il canto indicano la gioia di
vivere. Avida allude all’ipotetico godimento della vita. Innocente significa che la ragazza non
ha ancora appreso la malizia tipica della donna né ha conosciuto la malvagità
della Natura. L’età bella è una metafora per gioventù.
v.10-20: L’affacciarsi al dolce mondo, cioè alla vita di donna, segna la svolta
decisiva per la fanciulla. Il destino beffardo le ha tramato un terribile inganno. Tutti i versi sono pervasi da
dolore, compassione e pessimismo. I versi 14 e 15 sono introdotti dalla
negazione: non balli, non amori,/ non
future speranze per rimarcare tutto ciò che la ragazza avrebbe dovuto avere
e che la Natura le ha invece negato. Il primo
tepòr / ch’annuncia primavera rappresenta allegoricamente il passaggio dalla
pubertà alla giovinezza. La vita
della fanciulla è paragonata ad un frutto
(metafora) colto prima della sua
maturazione.
v.21-23: La poesia termina con il
grido disperato del poeta che assume il tono di forte denuncia contro una Natura che si accanisce così tanto sui
suoi figli.
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