La poesia affronta uno dei
problemi che da sempre hanno assillato l’umanità: il mistero del tempo che è stato ed è campo di indagine
della filosofia e della scienza. Il poeta non è nè un filosofo nè uno
scienziato, perciò si limita soltanto a porre la questione, perchè anche a
lui sfugge una razionale spiegazione: da qui il titolo.
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Sale la luna dal colle
a illuminàr la notte.
Tacita è la campagna:
non voce umana
nè di furtivo animale,
si sente.
Solo giunge
l’alito pesante
del Vento
che mi reca,
da mondi lontani,
arcane parole
che io non comprendo,
chè imperscrutabile
è all’uomo
il mistero del tempo.
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Metrica: Due strofe con versi
liberi e enjambement.
v.1-10: Tutta la poesia è
strutturata per preparare l’ultimo verso che ne costituisce l’essenza: il mistero del tempo. L’ambientazione
è notturna con l’immancabile protagonista del cielo, la luna, e un silenzio che induce alla riflessione. Anche gli
animali notturni, che di solito sono attivi, non danno alcùn cenno di vita. Furtivo si riferisce al loro
atteggiamento sempre sospettoso. L’unica presenza attiva è quella del Vento che in questo caso rappresenta
un’entità negativa, con il suo alito
pesante, che è una antropomorfizzazione.
v.11-16: I mondi sono lontani e le parole arcane. Gli aggettivi rimarcano
il senso dell’ignoto e del mistero.
In particolare lontani evoca anche
l’eternità del tempo che esiste sin
dall’inizio del mondo. La poesia si conclude con il poeta che si arrende di
fronte alla insormontabilità del problema, evidenziata da non comprendo e imperscrutabile.
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