martedì 25 ottobre 2016

le tasse

L’interesse del poeta è rivolto questa volta ad un problema che da sempre rimane irrisolto per la totale indifferenza della classe politica che discrimina volutamente i cittadini, facendo pagare molto ad alcuni e molto poco o niente ad altri. Da qui il titolo.

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Le tasse?
Per l’italica gente
un gran flagello.
E chi le paga?
Solo i poveracci,
perché sarebbe iniquo
fare sborsàr
chi tanto tiene.
Chi tira il carretto
è da sempre
il buòn somaro,
non certo
il purosangue trottatore,
perciò,
piccolo uomo,
accetta il ruolo
che il Destìn
ti ha dato,
continua
pure a pagàr,
…sei abituato!

Metrica: Cinque strofe di varia lunghezza con versi liberi e enjambement.
v.1-3: La poesia si apre con una incalzante ironia che si mantiene elevata in tutti i versi. La metafora gran flagello evidenzia le dimensioni del problema, sottolineate anche dalle allitterazioni delle elle che fanno vibrare la parola e dall’aggettivo gran che ingigantisce drammaticamente il concetto.
v.4-8: La domanda espressa dal verso quattro è palesemente retorica, anche se poi viene data la risposta che è altresì scontata solo i poveracci. Nella spiegazione che segue, il climax ascendente raggiunge il suo apice con l’ironia che si tramuta in un tragicomico sarcasmo sarebbe iniquo, riferito allo sborsàr dei ricchi.
v.9-13: A convalidare questa assurda situazione, viene portato l’esempio del buòn somaro che da sempre / tira il carretto, cioè paga / le tasse, al posto del purosangue trottatore che le elude sistematicamente.
v.14-21: Costituiscono la naturale conclusione della poesia dove Palazzini interviene direttamente per esprimere il suo giudizio sempre molto arguto e in questo caso anche ironico: il fatto che da sempre paghi chi ha meno sembra ineluttabile, poiché questo è il ruolo che il destino ha riservato alla povera gente, espressa dalla metafora piccolo uomo, perciò, visto che è cosa ormai acquisita abituato, e bene che continui a pagare.


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