L’interesse del poeta è rivolto
questa volta ad un problema che da sempre rimane irrisolto per la totale
indifferenza della classe politica che discrimina volutamente i cittadini,
facendo pagare molto ad alcuni e molto poco o niente ad altri. Da qui il
titolo.
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Le tasse?
Per l’italica gente
un gran flagello.
E
chi le paga?
Solo
i poveracci,
perché
sarebbe iniquo
fare
sborsàr
chi
tanto tiene.
Chi tira il carretto
è da sempre
il buòn somaro,
non certo
il purosangue trottatore,
perciò,
piccolo
uomo,
accetta
il ruolo
che
il Destìn
ti
ha dato,
continua
pure a pagàr,
…sei abituato!
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Metrica: Cinque strofe di varia lunghezza con versi
liberi e enjambement.
v.1-3: La poesia si apre con una incalzante ironia
che si mantiene elevata in tutti i versi. La metafora gran flagello
evidenzia le dimensioni del problema, sottolineate anche dalle allitterazioni
delle elle che fanno vibrare la parola e dall’aggettivo gran che
ingigantisce drammaticamente il concetto.
v.4-8: La domanda espressa dal verso quattro è
palesemente retorica, anche se poi viene data la risposta che è altresì
scontata solo i poveracci. Nella spiegazione che segue, il climax
ascendente raggiunge il suo apice con l’ironia che si tramuta in un tragicomico
sarcasmo sarebbe iniquo, riferito allo sborsàr dei ricchi.
v.9-13: A convalidare questa assurda situazione,
viene portato l’esempio del buòn somaro che da sempre / tira il carretto,
cioè paga / le tasse, al posto del purosangue trottatore
che le elude sistematicamente.
v.14-21: Costituiscono la naturale conclusione
della poesia dove Palazzini interviene direttamente per esprimere il suo
giudizio sempre molto arguto e in questo caso anche ironico: il fatto che da
sempre paghi chi ha meno sembra ineluttabile, poiché questo è il ruolo che
il destino ha riservato alla povera gente, espressa dalla metafora piccolo
uomo, perciò, visto che è cosa ormai acquisita abituato, e
bene che continui a pagare.
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