Le caratteristiche della poesia di Mario Palazzini
Ad una prima e distratta lettura
la poesia di M. Palazzini sembra piuttosto semplice, sia come lessico che come
struttura. Le parole che vengono usate sono per lo più attinte dal linguaggio
quotidiano,
ma ognuna di esse è il risultato di un grande lavoro di
scelta
per essere sempre rappresentative del sentire del poeta. Pochi sono
i termini dotti, come ad esempio alcuni arcaismi e qualche vocabolo poco
usato come squilla (Panta rei, La ritirata, Un nuovo dì), romito (Ieri, oggi, domani), verno
(L’inganno), che servono a creare nei versi il senso del vago e dell’indeterminato.
È questa una delle
caratteristiche che costituiscono la
base della poesia di M. Palazzini. Nelle sue liriche non compaiono mai
connotazioni spazio - temporali precise, non ci sono date e non ci sono luoghi
specifici, ma i tempi e i luoghi sono sempre rappresentati da una
terminologia essenziale come lontano (Nihil
superest, Il paterno ostello, Fantasticàr), giù (L’inganno, Vita nova), dall’alto (L’indifferenza della Luna), quella notte (Buio totale), in quei lontani dì (Natura matrigna), sul finìr della notte (La vendetta).
Tutto ciò perchè le liriche del poeta evocano, ma non spiegano e non trattano
quasi mai argomenti particolari, ma sempre di carattere universale.
A Palazzini, infatti, non
interessano le singole situazioni, ma solo le problematiche attinenti alla vita
dell’intera umanità. L’ambientazione è spesso notturna, con colori scuri e con
protagonisti che sono sempre identici, pur nella loro diversità, in quanto
essi vogliono rappresentare tipologie universali.
L’umore predominante è dato dall’ironia
e dal pessimismo, a volte molto forti, a volte più velati se una presta giustizia / non
provvede (Il recidivo), però quegli
assi / non li trova mai (Uno strano poker), evidenziati spesso da domande
retoriche basterà / quel candore / a
mutàr / le sorti / del mondo? (Il dubbio), ma per chè non vedi / ma
perchè non senti? (Nihil me tangit), dov’era
la Luna? (Ateofania),
e considerazioni più o meno amare dovute all’assenza di giustizia nel mondo estinti i giusti / salvi tutti i rei (L’inventario),
alle tristi condizioni di vita dell’uomo così
trascorre il tempo / il pover’uomo /
afflitto / dai problemi quotidiani (Tribolazioni quotidiane), alla mancanza
dell’intervento di Dio nelle vicende umane Nel
mondo iperuranico / sta un Nume (Il fantasma), al ruolo nefasto esercitato
dalla Natura C’è un genio operoso / nelle cose / che tutto travolge / la terra, il cielo e il mare (L’orologio meccanico).
Sono tematiche fortemente
romantiche, di un romanticismo
a volte
esasperato, ma molto sentito, viste le precarie condizioni in cui è costretto a
vivere l’uomo che deve combattere una lotta impari e quasi sempre perdente.
Rientrano negli argomenti romantici anche i temi relativi alla vecchiaia questo
Natura dà / per ricompensa: / solo vecchiaia / e sempre / troppi affanni
(Il premio), alla morte di polvere ed
ombra / siam plasmati (Evanescente
consistenza), nessuna speranza / lascia
il Fato (Destino beffardo), all’oblio così
giammai l’oblio vincerà ’l tempo (Il paterno ostello), tutto / si riversa nell’oblio (Transit
gloria mundi). La caducità di tutto ciò che è terreno e corruttibile, è un
topos ricorrente nelle liriche di M. Palazzini.
Dalla giovinezza alla gloria,
tutto si esaurisce nell’arco di una vita sotto
un freddo sasso / sta la gloria
(Transit gloria mundi), nessuna
speranza / lascia il Fato (Destino beffardo), e la speranza sua / divenne vana (Inutile attesa). Come se ciò
non bastasse, l’umanità è costretta anche a subire i continui inganni della
Natura matrigna che sembra promettere gioia e felicità, e invece prepara
disgrazie e dolori questo Natura dà / per ricompensa: / solo vecchiaia / e sempre / troppi affanni (Il premio), del maligno destìn / si rivelò l’inganno (Natura matrigna).
Per quanto riguarda lo stile, il
poeta predilige i termini accorciati, preferibilmente ossitoni, come romòr (Panta rei), tremòr (Cielo e terra), illuminàr
(L’incognita), alfìn (Le ferie), patìr (Il fantasma), oziàr (Il premio) e l’uso prevalente del perfetto anch'esso ossitono come si alzò, prosperò, sbucò (Breve cronaca di un
lieto evento), perchè creano nel verso un ritmo ascendente, e l’uso dell’imperfetto con verbi piani trisillabici o quadrisillabici, perchè creano
un ritmo ascendente e discendente, dando musicalità al
verso stesso. Brillavan, cantavi, sorrideva, affacciavi (Natura matrigna). Frequenti sono anche i versi
ellittici grigio il cielo / gravido di
pioggia / e un bubbolàr lontano (Tempesta), stracci di nubi fuggenti / e
fredde stelle silenti, / in Cielo (Cielo e terra),
che
contribuiscono a creare il senso del vago e dell’indeterminato.
Poche sono le figure retoriche
che vengono usate. La più frequente è la metafora. Molto poche, per scelta, le
liriche inerenti le
vicende personali o di
affini. Il verso preferito è quello libero senza
rime e piuttosto breve che permette una maggiore libertà di scelta nell’uso dei
termini, ma vengono a volte usati anche versi più complessi quali l’ottonario
(La ballata del trapasso) e l’endecasillabo sciolto (Vana alacrità). Quasi
tutte le liriche presentano la stessa struttura con un corpo che generalmente
è ‛descrittivo’ e occupa la maggior parte del testo e una piccola parte
conclusiva in cui il poeta fa le sue considerazioni.
Le poesie che compongono i vari
volumetti, sono il frutto di una vita di lavoro dedicata a scrivere versi che
ancora oggi continua. Il termine raccolta non è casuale, e si riferisce alla
ricerca manuale delle liriche scritte in vari momenti, nei posti più disparati:
libri, taccuini, fogli, foglietti. Palazzini, infatti, ha sempre composto per
una sua esigenza interiore e, fino ad oggi, non aveva mai pensato di
pubblicare i suoi versi. Spinto da vari amici, a cui casualmente aveva fatto
leggere alcuni suoi testi e dai loro apprezzamenti, si è deciso a raccoglierli
in piccoli volumi. Il lavoro di rielaborazione e di rifinitura è stato molto
lungo e faticoso, ma adesso, finalmente hanno visto la luce, con la speranza
che possano suscitare qualche emozione nei lettori. Un particolare ringraziamento
va al dottor Giancarlo Palazzini, fratello del poeta, per il suo paziente
lavoro di revisore di bozza e all’ingegner Roberto Palazzini, figlio del
poeta, per la sua dotta consulenza tecnica e per la realizzazione grafica
delle copertine. Le citazioni sono tratte quasi tutte dalle prime due
raccolte. Le liriche sono corredate da un essenziale commento dell’autore scritto
in terza persona.
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