giovedì 27 ottobre 2016

Le caratteristiche della poesia di Mario Palazzini

Ad una prima e distratta lettura la poesia di M. Palazzini sembra piuttosto semplice, sia come lessico che come struttura. Le parole che vengono usate sono per lo più attinte dal linguaggio
quotidiano, ma ognuna di esse è il risultato di un grande lavoro di
scelta per essere sempre rappresentative del sentire del poeta. Pochi sono i termini dotti, come ad esempio alcuni arcaismi e qualche vocabolo poco usato come squilla (Panta rei, La ritirata, Un nuovo dì), romito (Ieri, oggi, domani), verno (L’inganno), che servono a creare nei versi il senso del vago e dell’indeterminato.
È questa una delle caratteristiche  che costituiscono la base della poesia di M. Palazzini. Nelle sue liriche non compaiono mai connotazioni spazio - temporali precise, non ci sono date e non ci sono luoghi specifici, ma i tempi e i luoghi sono sempre rappresentati da una terminologia essenziale come lontano (Nihil superest, Il paterno ostello, Fantasticàr), giù (L’inganno, Vita nova), dallalto (L’indifferenza della Luna), quella notte (Buio totale), in quei lontani dì (Natura matrigna), sul finìr della notte (La vendetta). Tutto ciò perchè le liriche del poeta evocano, ma non spiegano e non trattano quasi mai argomenti particolari, ma sempre di carattere universale.
A Palazzini, infatti, non interessano le singole situazioni, ma solo le problematiche attinenti alla vita dell’intera umanità. L’ambientazione è spesso notturna, con colori scuri e con protagonisti che sono sempre identici, pur nella loro diversità, in quanto essi vogliono rappresentare tipologie universali.
L’umore predominante è dato dall’ironia e dal pessimismo, a volte molto forti, a volte più velati se una presta giustizia / non provvede (Il recidivo), però quegli assi / non li trova mai (Uno strano poker), evidenziati spesso da domande retoriche basterà / quel candore / a mutàr / le sorti / del mondo? (Il dubbio), ma per chè non vedi / ma perchè non senti? (Nihil me tangit), dovera la Luna? (Ateofania), e considerazioni più o meno amare dovute all’assenza di giustizia nel mondo estinti i giusti / salvi tutti i rei (L’inventario), alle tristi condizioni di vita dell’uomo così trascorre il tempo / il poveruomo / afflitto / dai problemi quotidiani (Tribolazioni quotidiane), alla mancanza dell’intervento di Dio nelle vicende umane Nel mondo iperuranico / sta un Nume (Il fantasma), al ruolo nefasto esercitato dalla Natura Cè un genio operoso / nelle cose / che tutto travolge / la terra, il cielo e  il mare (L’orologio meccanico).
Sono tematiche fortemente romantiche, di un romanticismo
a volte esasperato, ma molto sentito, viste le precarie condizioni in cui è costretto a vivere l’uomo che deve combattere una lotta impari e quasi sempre perdente. Rientrano negli argomenti romantici anche i temi relativi alla vecchiaia  questo Natura dà / per ricompensa: / solo vecchiaia / e sempre / troppi affanni (Il premio), alla morte di polvere ed ombra / siam plasmati (Evanescente consistenza), nessuna speranza / lascia il Fato (Destino beffardo), all’oblio così giammai loblio vincerà l tempo (Il paterno ostello), tutto / si riversa nelloblio (Transit gloria mundi). La caducità di tutto ciò che è terreno e corruttibile, è un topos ricorrente nelle liriche di M. Palazzini.
Dalla giovinezza alla gloria, tutto si esaurisce nell’arco di una vita sotto un freddo sasso / sta la gloria (Transit gloria mundi), nessuna speranza / lascia il Fato (Destino beffardo), e la speranza sua / divenne vana (Inutile attesa). Come se ciò non bastasse, l’umanità è costretta anche a subire i continui inganni della Natura matrigna che sembra promettere gioia e felicità, e invece prepara disgrazie e dolori  questo Natura dà / per ricompensa: / solo vecchiaia / e sempre / troppi affanni (Il premio), del maligno destìn / si rivelò linganno (Natura matrigna).
Per quanto riguarda lo stile, il poeta predilige i termini accorciati, preferibilmente ossitoni, come romòr (Panta rei), tremòr (Cielo e terra), illuminàr (L’incognita), alfìn (Le ferie), patìr (Il fantasma), oziàr (Il premio) e l’uso prevalente del perfetto anch'esso ossitono come si alzò, prosperò, sbucò (Breve cronaca di un lieto evento), perchè creano nel verso un ritmo ascendente, e l’uso dell’imperfetto con verbi piani trisillabici o quadrisillabici, perchè creano un ritmo ascendente e discendente, dando musicalità al verso stesso. Brillavan, cantavi, sorrideva, affacciavi (Natura matrigna). Frequenti sono anche i versi ellittici grigio il cielo / gravido di pioggia / e un  bubbolàr  lontano (Tempesta), stracci di nubi fuggenti / e  fredde stelle silenti, / in  Cielo (Cielo e terra), 
che contribuiscono a creare il senso del vago e dell’indeterminato.
Poche sono le figure retoriche che vengono usate. La più frequente è la metafora. Molto poche, per scelta, le liriche inerenti le vicende  personali  o  di affini. Il verso preferito è quello libero senza rime e piuttosto breve che permette una maggiore libertà di scelta nell’uso dei termini, ma vengono a volte usati anche versi più complessi quali l’ottonario (La ballata del trapasso) e l’endecasillabo sciolto (Vana alacrità). Quasi tutte le liriche presentano la stessa struttura con un corpo che generalmente è ‛descrittivo’ e occupa la maggior parte del testo e una piccola parte conclusiva in cui il poeta fa le sue considerazioni.
Le poesie che compongono i vari volumetti, sono il frutto di una vita di lavoro dedicata a scrivere versi che ancora oggi continua. Il termine raccolta non è casuale, e si riferisce alla ricerca manuale delle liriche scritte in vari momenti, nei posti più disparati: libri, taccuini, fogli, foglietti. Palazzini, infatti, ha sempre composto per una sua esigenza interiore e, fino ad oggi, non aveva mai pensato di pubblicare i suoi versi. Spinto da vari amici, a cui casualmente aveva fatto leggere alcuni suoi testi e dai loro apprezzamenti, si è deciso a raccoglierli in piccoli volumi. Il lavoro di rielaborazione e di rifinitura è stato molto lungo e faticoso, ma adesso, finalmente hanno visto la luce, con la speranza che possano suscitare qualche emozione nei lettori. Un particolare ringraziamento va al dottor Giancarlo Palazzini, fratello del poeta, per il suo paziente lavoro di revisore di bozza e all’ingegner Roberto Palazzini, figlio del poeta, per la sua dotta consulenza tecnica e per la realizzazione grafica delle copertine. Le citazioni sono tratte quasi tutte dalle prime due raccolte. Le liriche sono corredate da un essenziale commento dell’autore scritto in terza persona.

Nessun commento:

Posta un commento