È una poesia dedicata ad
Alessandro Grotti, il figlio dei cugini, un bimbo molto simpatico e vivace con
il quale il poeta ha instaurato un rapporto di simpatia e ingenua complicità.
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Di certo
tra noi
gran simpatia
s’è generata,
ma forse
non puoi sapèr
quanto m’aggradi
la tua squillante voce
che mi chiama:
-
Maio, Maio, -
e
poi il tuo sguardo,
che
cerca
la
mia complicità
nel
tuo giocare.
Beato stato è codesto
che vive
l’innocente candòr
dell’età bella.
Rimani
ancòr così,
piccolo
uomo,
che
or sei grande!
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Metrica:
Quattro strofe di varia lunghezza con versi a schema libero e enjambement.
Titolo:
È il nome accorciato con il quale viene normalmente chiamato Alessandro.
v.1-14:
La lirica inizia con una affermazione che indica uno stato di fatto di certo,
la reciproca simpatia tra il poeta e il bimbo. La sua voce squillante
manifesta la gioia di vivere e di relazionarsi con gli adulti dai quali,
attraverso il gioco, può imparare cose nuove e interessanti per il suo futuro.
v.15-21:
Le ultime due strofe sono il commento del poeta alla vita del piccolo Ale
che sta assaporando il momento più bello della sua esistenza l’età bella
(metafora), fatta di innocenza e candore, perciò Palazzini gli augura di
rimanere in quello stato il più a lungo possibile, perché è proprio
l’esser bambino che lo rende grande.
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