È una poesia che ha come
protagonisti la luna con le sue fasi e l’uomo con le sue eterne tribolazioni.
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Splendente
la luna
dall’aereo suo regno
osservava la terra.
Un rumór grave di ferri
ed
alte grida
salivan
verso
un Cielo sempre muto
e
bagliori accecanti
come
nuovi soli,
terribili
scuotevano
la notte.
Capì la luna
che quello
del viver tristo
era il tormento,
e così,
per il grande dolòr,
mutò la faccia.
Da
allora,
ogni
volta
che
ascolta il grido
dell’umana
gente,
la
luna,
mossa
a pietà,
diventa
nera.
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Metrica:
Quattro strofe di varia lunghezza con versi liberi e enjambement.
Titolo:
Allude ad una delle fasi lunari.
v.1-4:
La poesia si apre con la luna piena, quindi completamente illuminata splendente,
che osserva la terra dall’alto del cielo l’aereo suo regno (metafora).
È una luna che in questa lirica non ha un ruolo negativo come
avviene normalmente, anzi ha caratteristiche che la rendono molto
antropomorfizzata. Essa, infatti, come un essere umano vede, sente e prova
sentimenti.
v.5-12:
La strofa si basa sul senso dell’udito rumòr di ferri e alte grida
e della vista bagliori accecanti. Il rumore di ferri
(metonimia) è quello delle guerre che
l’uomo combatte per la sua sete di potere e le alte grida sono i lamenti
dei feriti e dei moribondi. I bagliori accecanti / come nuovi
soli e l’aggettivo terribili danno l’idea della tremenda
devastazione. Il Cielo sempre muto è la Divinità che, come è sua
consuetudine, assiste impassibile allo scempio che si compie senza intervenire.
v.13-26:
La luna si rende conto capì di ciò che accade sulla terra
e si muove a compassione grande dolòr mutando il colore della sua faccia
che da bianca diventa nera e ogni volta che osserva la terra
e sente i lamenti umani, si ripete la stessa situazione e da bianca, torna ad
essere nera.
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