È una poesia che ha come tema di
fondo l’insaziabilità umana che, per raggiungere i propri scopi, non si fa
scrupolo di annientare gli altri esseri viventi. Da qui il titolo. A forza di
osare, è però possibile trovare qualcuno che è ancora più forte e che quindi, a
sua volta, ci sopraffà.
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Nei più profondi abissi
si trovava
il reame
del Pesce Vorace.
Era
un despota spietato
laggiù,
nel
buio più profondo.
Scorrazzando
in lungo e in largo,
su molte vittime innocenti
sfogava
l’insaziabile sua fame.
Un
giorno,
bramando
anche la luce,
decise
di salire
in
cima al mare,
ma
un’orca assassina
lo intravide:
volèr
vedere il sol
gli
fu fatale!
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Metrica:
Sei strofe di varia lunghezza con versi a schema libero e enjambement.
v.1-12:
Il Pesce Vorace è l’emblema della cupidigia e della ingordigia umana. I più
profondi abissi sono l’allegoria delle sue azioni scellerate, che non si
curano del male prodotto agli altri pur di raggiungere i propri scopi. Come un
antico feudatario medioevale, l’uomo forte esercita il suo potere era un
despota spietato sui più deboli le vittime innocenti, per
soddisfare la sua bramosia di potere e
di danaro l’insaziabile sua fame (metafora).
v.13-21:
La sua smania di primeggiare non si ferma di fronte a niente, lo induce anche
a compiere atti rivolti all’impossibile, simboleggiati dal sol, dalla luce
e dalla cima del mare, che alla fine gli si
ritorceranno contro. La luce del v.14 costituisce un ossimoro a
distanza con il buio più profondo del v.7. L’orca rappresenta
un uomo ancora più forte e più prepotente che pone fine alla sua miserabile
esistenza. Gli ultimi due versi sono il commento misto di amarezza e di ironia
del poeta: l’osare troppo, alla fine, procura la sua rovina gli fu fatale.
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