mercoledì 26 ottobre 2016

il fantasma

La poesia esprime la concezione della Divinità che è tipica della ‛filosofia’ del poeta. Il titolo, già emblematico, ci fa pensare ad un essere evanescente e costituisce anche il tema di fondo della lirica.

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Nel mondo iperuranico 
sta un Nume 
che poco s’interessa,
o forse niente, 
di quanto accade giù, 
tra i figli suoi. 
        In questa terra 
        i più son condannati
        ad una vita grama 
        e dura assai, 
        a sopportare stenti
        e patìr guai !
In Alto
guarda spesso 
il pover’ uomo, 
sperando di vedere 
un po’ di luce, 
ma è sempre buio pesto. 
...E il Nume ?
 ….Tace ! 

Metrica: Tre strofe con versi liberi e enjambement.
v.1: Iperuranico è un aggettivo di origine  greca, formato  dal prefisso ipèr (al di là) e uranòs (cielo) e indica il luogo in cui risiede la Divinità. È un posto che quindi si trova lontano dal mondo degli uomini, e dunque, il Dio a cui si fa riferimento, non ha la caratteristica dell’immanenza, ma è una Entità atarassica.
v.2: Sta un Nume: il verbo sottolinea la staticità e l’immobilità che caratterizzano il Nume, una Divinità che non si cura delle sorti del mondo.
v.3-4: Questi versi esprimono una pessimistica ironia appena smorzata dall’avverbio forse, che lascerebbe intravvedere una piccola luce di speranza, che però è fortemente contraddetta dai due avverbi carichi di negatività poco e niente.
v.5: Giù: l’avverbio indica basso, quindi si contrappone in modo evidente al mondo iperuranico del v.1 e sta ad indicare due mondi  antitetici e  difficilmente  interrelazionanti. Anche il verbo accade fa pensare a qualcheccosa non di organico e razionale, ma di puramente casuale e meccanico.
v.6-7: Il v.6 è fortemente ironico, perchè solitamente i padri s’impegnano e anche molto per il benessere dei loro figli, ma quelli di questa terra non sembrano essere generati dal Nume. L’aggettivo dimostrativo questa indica un luogo vicino che si contrappone, nella sua lontananza, al mondo iperuranico del v.1.
v.8: Anche questo, come i versi che seguono, è fortemente carico di pessimismo. I più indica, purtroppo, la stragrande maggioranza del genere umano e condannati sottolinea la pessima qualità della vita a cui è sottoposto l’uomo, quasi costretto a languire in una prigione da cui è impossibile evadere.
v.9-12: Questi versi indicano la triste condizione in cui l’umanità deve vivere, sottolineata da aggettivi, sostantivi e verbi fortemente negativi: vita grama, dura assai, stenti, guai, sopportare, patìr.
v.13-14: Il guardare in Alto indica la bassa condizione dell’uomo che cerca disperatamente un aiuto alle sue tribolazioni quotidiane.
v.15: Pover’ sottolinea, in tono fortemente pessimistico, questa condizione che consiste nella mancanza di affetto e di aiuto
da parte del Padre.
v.16-17: Il verbo sperando è un gerundio. Questo modo indica un’azione che si protrae nel tempo, quindi l’uomo, anche se consapevole della propria sorte, non cessa comunque mai di sperare. La luce rappresenta simbolicamente la finalità della speran- za, ma in realtà è solo un’illusione.
v.18: Questo verso, infatti, toglie definitivamente ogni speranza. L’avversativa  ma e  l’avverbio sempre  non lasciano purtroppo aperta nessuna strada e il concetto è ribadito in modo perentorio dal buio pesto.
v.19-20: Rappresentano l’inevitabile conclusione della poesia con il Nume imperterrito che tace e si ricollegano logicamente al titolo, chiudendo inesorabilmente il cerchio.


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