La
poesia ha come tema di fondo il sorgere di un nuovo giorno. Non si tratta di un giorno particolare, ma di uno qualunque, dal momento che la vita dell’uomo è
fatta di azioni ripetitive e sempre identiche nel tempo: da qui il titolo.
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Dal romito del monte
il suòn delle campane
percorre la valle.
L’upupa, svolazzando,
al proprio nido riede
e la civetta sinistra
il canto suo sospende.
Nell’incerto chiaròr
che si diffonde,
senti il gallo cantàr
e l’abbaiàr del cane
che, insieme al padròn
suo,
si desta.
E così,
nel nuovo dì
che incede,
ogni creatura
l’opra sua riprende.
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Metrica: Quattro strofe con versi
liberi e enjambement.
v.1-3: Il romito (arcaismo) è l’eremo dal quale si diffonde il suono delle
campane. Il verbo percorre dà l’dea
di un rumore che si prolunga nel tempo e
nello spazio.
v.4-7: L’upupa e la civetta sono notoriamente animali notturni che si dileguano al sorgere dell’alba. La civetta nell’immaginazione popolare è considerata un animale
di malaugurio e, per questo, è definita sinistra.
v.8-13: Il gallo, col suo canto, annuncia il nuovo giorno e la ripresa
delle attività umane, simboleggiate dal cane
e dal padrone che si svegliano insieme.
Questi versi sono caratterizzati dall’uso di termini accorciati e ossitoni chiaròr, cantàr, abbaiàr, padròn che creano un ritmo ascendente e
imprimono velocità ai versi.
v.14-18: L’ultima strofa
sottolinea la ripresa della solita routine. Opra è un arcaismo.
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