giovedì 27 ottobre 2016

fantascienza

È una delle varie poesie dedicate alle elucubrazioni mentali del poeta che sogna un mondo ideale dove potersi finalmente realizzare. Da qui il titolo.

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Nell’immensità
dei cieli
mi perdo,
e
sogno
mondi lontani.
Arcani silenzi
odo,
e
strane favelle,
e
un tempo
senza tempo,
e
uno spazio
senza fine.

Metrica: Due strofe di versi liberi e enjambement.

v.1-16: La poesia inizia ex abrupto, con il volo poetico già in atto, rappresentato dall’immensità / dei cieli e dai mondi lontani. È una condizione privilegiata in cui Palazzini si trova benissimo, sottolineata dalle espressioni mi perdo / e / sogno. Tutta la terminologia evidenzia l’anelito del poeta di evadere dalla realtà contingente per raggiungere la dimensione di un panismo cosmico dove il silenzio è mistero arcani silenzi, le parole inconsuete strane favelle, il tempo sembra essersi fermato un tempo / senza tempo e lo spazio non avere fine. Odo va inteso nel senso di percepisco. La congiunzione e, più volte ripetuta (anafora) e che da sola occupa un verso, sottolinea il desiderio di prolungare il sogno il più a lungo possibile.

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