È una delle varie poesie dedicate
alle elucubrazioni mentali del poeta che sogna un mondo ideale dove potersi
finalmente realizzare. Da qui il titolo.
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Nell’immensità
dei cieli
mi perdo,
e
sogno
mondi lontani.
Arcani
silenzi
odo,
e
strane
favelle,
e
un
tempo
senza
tempo,
e
uno
spazio
senza
fine.
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Metrica:
Due strofe di versi liberi e enjambement.
v.1-16:
La poesia inizia ex abrupto, con il volo poetico già in atto, rappresentato dall’immensità
/ dei cieli e dai mondi lontani. È una condizione
privilegiata in cui Palazzini si trova benissimo, sottolineata dalle
espressioni mi perdo / e / sogno. Tutta la terminologia evidenzia
l’anelito del poeta di evadere dalla realtà contingente per raggiungere la
dimensione di un panismo cosmico dove il silenzio è mistero arcani silenzi,
le parole inconsuete strane favelle, il tempo sembra essersi
fermato un tempo / senza tempo e lo spazio non avere fine.
Odo va inteso nel senso di percepisco. La congiunzione e,
più volte ripetuta (anafora) e che da sola occupa un verso, sottolinea il
desiderio di prolungare il sogno il
più a lungo possibile.
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